LE NOSTRE NOTIZIE


Missione popolare nella Diocesi di Orvieto-Todi

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Per  me vivere è Cristo
    
                  Il giorno 13 marzo siamo partite per Todi M. Angeles Mardomingo ed io, Consuelo Fresneda, per partecipare ad una missione popolare, organizzata dall’Azione Cattolica e che interessa tre piccoli paesi che formano una parrocchia della diocesi di Orvieto-Todi.:
                 Montemolino: una ventina di case arroccate attorno alla Chiesa e ad un antico castello e un gran numero di case disperse nell’aperta campagna, formata da colline coperte di prati.
                Ceccanibbi con un altro castello e poche case abitate la maggior parte di cacciatori e contadini, gente agguerrita ,”i galati”  come li chiama don Alessandro, il giovane parroco; e, infine, Pian di San Martino, l’aggruppamento più grande di case dove anche qui non manca  il vecchio castello stavolta trasformato in abitazioni.
               Chi viene da Roma trova un mondo totalmente diverso. La gente è afferrata alla loro storia e alle loro tradizioni (ancora il pane si fa senza sale a motivo di un’antica controversia con lo Stato Pontificio che imponeva una tassa su di esso)
                 La maggior parte della popolazione è formata da persone anziane, alcune centenarie, con una fede robusta e sane abitudini; gente che ha sofferto e lavorato sodo per costruirsi una bella casa con le proprie mani. I giovani in questi paesi sono pochi perché si spostano in altri centri in cerca di un lavoro diverso a quello della campagna. Nonostante ciò a Pian di san Martino abbiamo visitato una scuola Materna con 55 bambini  che veramente può essere considerata modello di tante scuole delle grandi metropoli: aule ampie, arieggiate, con grandi finestroni; pareti tappezzate di cartelloni dipinti dai bambini, materiale scolastico costruito con gusto e arte dai bambini orientati da entusiaste, brave e giovanissime  maestre che hanno accolto il nostro gruppo missionario tra canti , mimi e recitazioni varie. Non mancava una sana e pulita  mensa per tutti.
             A Todi M. Angeles ed io siamo state ospitate nel palazzo vescovile. A noi si sono unite sr Margherita, una suora della Carità sempre presente dove c’è qualcuno da aiutare e Antonietta, una signorina  piccola di statura e grande di cuore. Il parroco presenta il nostro gruppo come “tre suore e mezza”, animato da oltre una trentina di laici di Azione Cattolica. Dopo la presentazione e l’introduzione alla Missione  a tutti è stato imposta una piccola croce appesa al collo come segno del mandato.
             La missione si è svolta in tempi diversi, paese per paese. Ogni giornata ha avuto inizio con la recita delle lodi, un breve commento alla lettura e  l’adorazione del Santissimo sacramento che rimaneva esposto fino a mezzogiorno. esposizione che si concludeva con la recita dell’ora media e l’angelus. Durante tutto questo tempo sempre c’è  stato a disposizione un sacerdote per le confessioni o colloquio.
            Il cuore della missione era la visita alle famiglie, cosa non tanto facile data la distanza tra le case. A volte ci siamo servite della macchina, altre hanno camminato a piedi per strade “bianche” come vengono chiamate quelle senza asfalto.
           L’accoglienza delle famiglie è stata molto cordiale e nonostante il carattere riservato della gente umbra, non era difficile che le persone si aprissero per raccontare le proprie storie e le proprie sofferenze.
          Come dimenticare Lodovico con la sua tenerissima vicenda di fedeltà e di amore coniugale più in là della morte che ha colpito la moglie dopo una lunga malattia? E Rosa, ottantenne contadina che, appoggiata al suo bastone, continua ancora a lottare dopo una esistenza segnata fin dall’infanzia dalla sofferenza?
         I giovani di Azione Cattolica hanno organizzato momenti di catechesi e giochi per i fanciulli.
Quattro volte durante la missione si sono tenuti contemporaneamente undici Centri di ascolto della Parola. Due di essi erano animati dalle “tre suore e mezza” e gli altri da laici del territorio  diocesano.
            Finita la Missione in un paese , veniva portata ad un altro in processione l’immagine del Sacro Cuore a piedi, attraverso i campi se il tempo lo permetteva, formando una colonna di macchine  se la giornata era fredda e piovosa.
In tutti i tre paesi si è celebrata la Via Crucis seguita da una liturgia  penitenziale. Non è mancata la Santa Messa nel cimitero per i cari defunti. E’ da rilevare l’aiuto prestato al parroco da parte di altre sacerdoti che si sono resi disponibili nei momenti necessari.
            Due incontri da ricordare sono stati quello vocazionale animato dai formatori e dai seminaristi del Seminario Regionale di Assisi (nove sono i teologi della diocesi di Orvieto-Todi)  e quello tenuto da don Luigi M. Epicoco sul tema generale della missione “Per me vivere è Cristo”.
            La missione si è chiusa con l’Eucaristia presieduta dal vescovo emerito di Gubbio Mons Pietro Bottaccioli ( il vescovo della diocesi era in visita pastorale) e con un’animata festa finale.
Chi è abituato a un stile di missione popolare con predicazioni rivolte a folte adunanze di persone, resta colpito dal modo semplice e capillare con cui questa missione è stata svolta. Volta per volta le persone che frequentavano i diversi momenti erano assidue. Perfino “i galati” sono accorsi fedeli al centro di ascolto e si sono manifestati gentili e riconoscenti verso le suore che lo hanno animato.
Maria Angeles ed io abiamo cercato di portare alle famiglie il messaggio della vicinanza di Dio e del suo amore per noi.
E’ stata presente in questa missione la figura di San Paolo. La  parrocchia ha partecipato in questi giorni al pellegrinaggio a Roma che, in occasione del giubileo paolino, ha organizzato la diocesi di Orvieto-Todi ( molto folta la partecipazione 11 pullman) e la frase con cui l’apostolo ha sintetizzato la sua vita ”Per me vivere è Cristo” è stata l’idea portante dell’intera missione.

Consuelo Fresneda, comunità di Montespaccato

 

 

Ritiro dei catechisti a Montespaccato

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Il 18 gennaio vicino alla chiesa di S. Goacchino a Roma, un gruppo di catechisti della parrocchia  in cui lavoriamo, S. Giovanni Neumann, si da appuntamento per un giorno di riflessione, verifica e soprattutto di contatto con il Signore. Li abbiamo raggiunti verso le nove con il parroco, p. Antonio, religioso redentorista. Il nostro gruppo viene accolto in una delle case che le Figlie della Carità tengono a Roma.
La giornata ha inizio con la recita del salmo 27: “Cerchiamo il tuo volto, Signore”, seguito da un momento di preghiera in cui ogni partecipante al ritiro sottolinea la frase del salmo che più ha parlato al suo cuore, e concluso con la consegna di una bellissima raffigurazione del salmo fatta da Consuelo. Gli spunti per la preghiera si centrano su Rom 3, 21-26 e sono presentati da Caterina secondo lo schema della preghiera ignaziana. Nella pericope paolina si annuncia la venuta di un tempo di salvezza, di liberazione, che Dio vuole offrire a tutti facendosi giustizia mediante la sua misericordia. Ai catechisti viene scoperto l’orizzonte del tempo della pazienza di Dio, che prepara i cuori all’avvento di Cristo, all’instaurazione del suo Regno, dell’iniziativa salvifica di Dio in favore di ogni uomo. Egli giustifica, fa sovrabbondare di grazia, di amore chi ha fede in Gesù. E’, infatti, con la venuta di Gesù che la pazienza di Dio ha manifestato il culmine dell’amore. Ciascuno di noi è chiamato a lasciarsi far giusti da un amore paziente.
Dopo i punti  il gruppo si reca nella cappella della comunità dei PP. Redentoristi di S. Gioacchino, di fronte alla casa delle Figlie della Carità,, dove alla presenza di Gesù Eucarestia si lascia in silenzio interpellare dalla parola ascoltata. Un colloquio con il Signore chiude questo incontro di preghiera.
Un altro momento significativo della giornata è stata la catechesi di Mariangela su: le Icone della Madre di Dio, icone del mistero dell’incarnazione.
Attraverso la proiezione di una serie di icone della Madonna si trattava di tentare il passaggio dal vedere visibile a quello invisibile e di comunicare il mistero dell’identità profonda di Maria “la Madre di Dio” e del Figlio Gesù che lei tiene in braccio.
Tre sono i punti da sottolineare: riscoprire la verità del mistero centrale del cristianesimo: l’incarnazione del Figlio di Dio. Approfondire il rapporto tra Dio-Gesucristo “creatore” i Maria “creatura”. Raccogliersi in preghiera di ringraziamento, di lode e di richiesta di grazie.
I catechisti hanno reagito positivamente manifestando le impressioni e i sentimenti che questo momento aveva destato in loro.
Si arriva, così, all’ora di pranzo, consumato nello stesso ambiente della comunità che ci accoglieva e che celebrava un incontro delle religiose giovani della loro provincia. Così tutto il nostro gruppo ha partecipato alla loro festa ed alla loro gioia.
Il pomeriggio è stato dedicato ad un confronto-verifica di quanto vissuto nella catechesi parrocchiale durante il primo trimestre.
La giornata è stata chiusa dalla celebrazione eucaristica, momento forte dell’incontro con il Signore e di ringraziamento per tante grazie ricevute durante la giornata.

Consuelo Fresneda FI, Comunità di Montespaccato - Roma

 

Esercizi Spirituali

UN’ESPERIENZA DI ESERCIZI SPIRITUALI

            2  Gennaio 2009. Alle 9.00 la maggior parte del gruppo, e precisamente 18,  eravamo alla Stazione Termini di Roma per prendere il treno e dirigerci a Verona. Le altre 8  suore che mancavano si sarebbero unite a noi provenienti da Torino, Genova, Modena, Reggio-Emilia, Pisa e Firenze per fare gli Esercizi Spirituali al CUM (Verona), Centro Unitario Missionario per la cooperazione fra le Chiese.
 
Mi soffermo un po’ ad illustrare brevemente cosa è il  CUM. La  Fondazione è un organismo della CEI che si occupa della formazione dei  missionari italiani: preti fidei donum, religiosi/e, laici. Cura in modo particolare i sacerdoti fidei donum italiani all’estero impegnati i scambi e cooperazione tra le chiese e fidei donum stranieri in Italia inseriti in servizi pastorali.
Oggi la Fondazione è costituita da tre sezioni: Africa e Madagascar, America Latina e Caraibi., Asia e Oceania. Il CUM promuove anche il CEDOR “ Centro di Documentazione Oscar Romero, uno dei centri di documentazione italiana più ricchi di materiale ecclesiale per l’America Latina.

Dalla breve descrizione del Centro si deduce che, anche se eravamo da sole, insieme al personale collaboratore del CUM (periodo di vacanze natalizie) fin dall’inizio si respirava aria di ecclesialità missionaria.
Gli Esercizi Spirituali sono stati organizzati dall’USMI ti accoglie, sezione dentro dell’USMI diocesana di Roma, che accompagna, sostiene e orienta le Suore non italiane, quasi tutte studentesse delle diverse Università Pontificie, che si formano a Roma per raggiungere poi i propri paesi d’origine. E’ la prima volta che si faceva un’esperienza residenziale, vera e propria di Esercizi Spirituali. Il fatto di essere un gruppo numeroso e di tante nazionalità,( per Asia: india,Corea, Indonesia; per Africa: Camerum, Congo, Nigeria , Burundi; per America Latina: Brasile, Colombia, Ecuador, San.Salvador) se si prevedeva  diversificato e ricco, non mancavano le perplessità e le paure.
Posso dire che “ il Signore è stato grande con noi”. Dal primo momento si è creato un clima affiatato, di accoglienza, nonché di silenzio e raccoglimento, proprio degli Esercizi. Per quasi tutte era la prima volta che vivevano gli Esercizi come esperienza ignaziana; per tutte c’era la novità di avere una guida “donna e suora”.
Le Eucarestie, presiedute dal Direttore del Centro Don Maurizio Cuccolo o da un sacerdote congolese P. Germain Nzinga, sono state molto partecipate, ricche di canti in diverse lingue e l’ultima di ringraziamento accompagnata di strumenti vari, orientali, africani…

Dal giorno di arrivo fino all’ultimo Verona e le montagne che la circondano si è mantenuta con un mantello di neve consistente, aumentato qualche giorno con la caduta di neve fresca.
Il penultimo giorno dopo pranzo è venuto fuori  il sole e “senza perdere il clima  di raccoglimento e aiutandoci per la contemplazione” siamo uscite in giardino e abbiamo goduto dell’aria frizzante della neve e ci siamo fatto delle foto ricordo
L’ultimo giorno cinque suore ed io, che avevamo il treno per Roma alle 18.00, abbiamo approfittato per visitare l’Arena, allestita interiormente con più di 600 presepi provenienti la maggior parte di Italia, e  da diverse parti del mondo. Abbiamo percorso le vie principale del centro storico per ammirare i palazzi dei Signori dell’Erba, della famiglia Scaligera e anche la casa di Romeo e Giulietta.
Ringraziamo il Signore perché è stato buono e generoso con noi compiendo la sua opera in ognuna e per l’esperienza di fraternità ed ecclesialità vissuta in questi giorni.

Mariangela Mardomingo FI – Comunità Montespaccato - Roma

 

 

 


Assemblea Viceprovinciale 2008:

L'obbedienza alla luce dell'istruzione: Il servizio dell'autorità e l'obbedienza.

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IL TUO VOLTO SIGNORE IO CERCO (S. 26,8)

«Il tuo volto, Signore, io cerco». (S. 26,8). Durante tutta la sua esistenza l’uomo è alla ricerca di un senso da dare alla sua vita, alle cose che fa; si sente chiamato a risolvere quei grandi misteri che gli si parano dinnanzi come nubi oscure dalla quali non vuole fuggire, ma attraversare, fendere come una spada che fende un corpo e ne scopre l’interno.
Nel XXVI libro dell’Inferno, Dante mette in bocca ad Ulisse queste parole:  « Non vogliate negar l’esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza» , a segnalare quella sete di conoscenza che è insita nella natura dell’uomo, nella sua “semenza”, e lo porta a spaziare verso nuovi orizzonti, a volte azzardando la vita degli altri oltre che la propria. E questo è oggi palese a noi tutti: l’umanità si spinge oltre le barriere del conosciuto, dello scibile, per varcare le soglie di un mondo nuovo, sconosciuto. La conoscenza non è un peccato, ma lo diventa quando nella ricerca affannosa del sapere si dimentica che in ogni elemento del creato vi è l’impronta, l’immagine di Dio.
«Il tuo volto, Signore, io cerco». In una società globalizzata come la nostra l’uomo non cerca più il volto di Dio, ma il suo stesso volto, perché l’edonismo ha preso il sopravvento; non cerca più la volontà di Dio, ma la sua volontà, perché preda del delirio di onnipotenza.
In tutto questo dobbiamo chiederci: noi che posto occupiamo? A cosa siamo chiamate? In  questa confusione psico-mediatica la vita consacrata diventa segno forte, visibile, di una parte di umanità che vive, ogni giorno, la fatica della ricerca della volontà di Dio, al fine di intraprendere «un cammino di liberazione personale da ogni ombra di culto idolatrico», percorrendo, a volte, strade senza senso ma guidata da quella nube «luminosa ed oscura dello Spirito di Dio» . La vita consacrata è chiamata a testimoniare la presenza di Gesù casto, povero ed obbediente , ma, nonostante ciò, la debolezza propria della natura umana può far deviare i suoi membri verso culti inappropriati, idolatrici e non c’è idolo più difficile da sconfiggere come quello che creiamo sulla nostra stessa persona. Allora è opportuno stare in guardia, vegliare come le vergini sagge della parabola (Mt 25, 1-13) e con le lampade accese andare incontro a Cristo che viene...


 


 

 
 
Io tutta e solo per Dio (Candida Maria di Gesł)