From: Subject: Spe Salvi - Lettera Enciclica sulla speranza cristiana, Benedetto XVI Date: Mon, 21 Jan 2008 11:11:52 +0100 MIME-Version: 1.0 Content-Type: multipart/related; type="text/html"; boundary="----=_NextPart_000_000F_01C85C1E.6D3D3040" X-MimeOLE: Produced By Microsoft MimeOLE V6.00.2900.3198 This is a multi-part message in MIME format. ------=_NextPart_000_000F_01C85C1E.6D3D3040 Content-Type: text/html; charset="iso-8859-1" Content-Transfer-Encoding: quoted-printable Content-Location: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20071130_spe-salvi_it.html Spe Salvi - Lettera Enciclica sulla speranza = cristiana, Benedetto XVI
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LETTERA = ENCICLICA
SPE SALVI

DEL SOMMO = PONTEFICE
BENEDETTO=20 XVI
AI VESCOVI
AI PRESBITERI E AI DIACONI
ALLE = PERSONE=20 CONSACRATE
E A TUTTI I FEDELI LAICI
SULLA SPERANZA=20 CRISTIANA

 

Introduzione

1. =AB SPE SALVI facti sumus =BB =96 nella = speranza siamo=20 stati salvati, dice san Paolo ai Romani e anche a noi (Rm=20 8,24). La =AB redenzione =BB, la salvezza, secondo la fede = cristiana,=20 non =E8 un semplice dato di fatto. La redenzione ci =E8 offerta = nel senso che=20 ci =E8 stata donata la speranza, una speranza affidabile, in = virt=F9 della=20 quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, = anche un=20 presente faticoso, pu=F2 essere vissuto ed accettato se conduce = verso una=20 meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa = meta =E8 cos=EC=20 grande da giustificare la fatica del cammino. Ora, si impone=20 immediatamente la domanda: ma di che genere =E8 mai questa = speranza per=20 poter giustificare l'affermazione secondo cui a partire da essa, e = semplicemente perch=E9 essa c'=E8, noi siamo redenti? E di quale = tipo di=20 certezza si tratta?

La fede =E8 speranza

2. Prima di dedicarci a queste nostre domande, = oggi=20 particolarmente sentite, dobbiamo ascoltare ancora un po' pi=F9 = attentamente=20 la testimonianza della Bibbia sulla speranza. =AB Speranza =BB, di = fatto, =E8=20 una parola centrale della fede biblica =96 al punto che in diversi = passi le=20 parole =AB fede =BB e =AB speranza =BB sembrano interscambiabili. = Cos=EC la=20 Lettera agli Ebrei lega strettamente alla =AB pienezza della = fede =BB=20 (10,22) la =AB immutabile professione della speranza =BB (10,23). = Anche quando=20 la Prima Lettera di Pietro esorta i cristiani ad essere = sempre=20 pronti a dare una risposta circa il logos =96 il senso e la = ragione =96=20 della loro speranza (cfr 3,15), =AB speranza =BB =E8 l'equivalente = di =AB fede =BB.=20 Quanto sia stato determinante per la consapevolezza dei primi = cristiani=20 l'aver ricevuto in dono una speranza affidabile, si manifesta = anche l=E0=20 dove viene messa a confronto l'esistenza cristiana con la vita = prima della=20 fede o con la situazione dei seguaci di altre religioni. Paolo = ricorda=20 agli Efesini come, prima del loro incontro con Cristo, fossero =AB = senza=20 speranza e senza Dio nel mondo =BB (Ef 2,12). Naturalmente = egli sa=20 che essi avevano avuto degli d=E8i, che avevano avuto una = religione, ma i=20 loro d=E8i si erano rivelati discutibili e dai loro miti = contraddittori non=20 emanava alcuna speranza. Nonostante gli d=E8i, essi erano =AB = senza Dio =BB e=20 conseguentemente si trovavano in un mondo buio, davanti a un = futuro=20 oscuro. =AB In nihil ab nihilo quam cito recidimus =BB (Nel = nulla dal=20 nulla quanto presto ricadiamo)[1] dice un epitaffio di quell'epoca =96 parole = nelle quali=20 appare senza mezzi termini ci=F2 a cui Paolo accenna. Nello stesso = senso=20 egli dice ai Tessalonicesi: Voi non dovete =AB affliggervi come = gli altri=20 che non hanno speranza =BB (1 Ts 4,13). Anche qui compare = come=20 elemento distintivo dei cristiani il fatto che essi hanno un = futuro: non =E8=20 che sappiano nei particolari ci=F2 che li attende, ma sanno = nell'insieme che=20 la loro vita non finisce nel vuoto. Solo quando il futuro =E8 = certo come=20 realt=E0 positiva, diventa vivibile anche il presente. Cos=EC = possiamo ora=20 dire: il cristianesimo non era soltanto una =AB buona notizia =BB = =96 una=20 comunicazione di contenuti fino a quel momento ignoti. Nel nostro=20 linguaggio si direbbe: il messaggio cristiano non era solo =AB = informativo=20 =BB, ma =AB performativo =BB. Ci=F2 significa: il Vangelo non =E8 = soltanto una=20 comunicazione di cose che si possono sapere, ma =E8 una = comunicazione che=20 produce fatti e cambia la vita. La porta oscura del tempo, del = futuro, =E8=20 stata spalancata. Chi ha speranza vive diversamente; gli =E8 stata = donata=20 una vita nuova.

3. Ora, per=F2, si impone la domanda: in che cosa = consiste=20 questa speranza che, come speranza, =E8 =AB redenzione =BB? Bene: = il nucleo=20 della risposta =E8 dato nel brano della Lettera agli = Efesini citato=20 poc'anzi: gli Efesini, prima dell'incontro con Cristo erano senza=20 speranza, perch=E9 erano =AB senza Dio nel mondo =BB. Giungere a = conoscere Dio =96=20 il vero Dio, questo significa ricevere speranza. Per noi che = viviamo da=20 sempre con il concetto cristiano di Dio e ci siamo assuefatti ad = esso, il=20 possesso della speranza, che proviene dall'incontro reale con = questo Dio,=20 quasi non =E8 pi=F9 percepibile. L'esempio di una santa del nostro = tempo pu=F2=20 in qualche misura aiutarci a capire che cosa significhi incontrare = per la=20 prima volta e realmente questo Dio. Penso all'africana Giuseppina = Bakhita,=20 canonizzata da Papa Giovanni Paolo II. Era nata nel 1869 circa =96 = lei=20 stessa non sapeva la data precisa =96 nel Darfur, in Sudan. = All'et=E0 di nove=20 anni fu rapita da trafficanti di schiavi, picchiata a sangue e = venduta=20 cinque volte sui mercati del Sudan. Da ultimo, come schiava si = ritrov=F2 al=20 servizio della madre e della moglie di un generale e l=EC ogni = giorno veniva=20 fustigata fino al sangue; in conseguenza di ci=F2 le rimasero per = tutta la=20 vita 144 cicatrici. Infine, nel 1882 fu comprata da un mercante = italiano=20 per il console italiano Callisto Legnani che, di fronte = all'avanzata dei=20 mahdisti, torn=F2 in Italia. Qui, dopo =AB padroni =BB cos=EC = terribili di cui=20 fino a quel momento era stata propriet=E0, Bakhita venne a = conoscere un =AB=20 padrone =BB totalmente diverso =96 nel dialetto veneziano, che ora = aveva=20 imparato, chiamava =AB paron =BB il Dio vivente, il Dio di Ges=F9 = Cristo. Fino=20 ad allora aveva conosciuto solo padroni che la disprezzavano e la=20 maltrattavano o, nel caso migliore, la consideravano una schiava = utile.=20 Ora, per=F2, sentiva dire che esiste un =AB paron =BB al di sopra = di tutti i=20 padroni, il Signore di tutti i signori, e che questo Signore =E8 = buono, la=20 bont=E0 in persona. Veniva a sapere che questo Signore conosceva = anche lei,=20 aveva creato anche lei =96 anzi che Egli la amava. Anche lei era = amata, e=20 proprio dal =AB Paron =BB supremo, davanti al quale tutti gli = altri padroni=20 sono essi stessi soltanto miseri servi. Lei era conosciuta e amata = ed era=20 attesa. Anzi, questo Padrone aveva affrontato in prima persona il = destino=20 di essere picchiato e ora la aspettava =AB alla destra di Dio = Padre =BB. Ora=20 lei aveva =AB speranza =BB =96 non pi=F9 solo la piccola speranza = di trovare=20 padroni meno crudeli, ma la grande speranza: io sono = definitivamente amata=20 e qualunque cosa accada =96 io sono attesa da questo Amore. E = cos=EC la mia=20 vita =E8 buona. Mediante la conoscenza di questa speranza lei era = =AB redenta=20 =BB, non si sentiva pi=F9 schiava, ma libera figlia di Dio. Capiva = ci=F2 che=20 Paolo intendeva quando ricordava agli Efesini che prima erano = senza=20 speranza e senza Dio nel mondo =96 senza speranza perch=E9 senza = Dio. Cos=EC,=20 quando si volle riportarla nel Sudan, Bakhita si rifiut=F2; non = era disposta=20 a farsi di nuovo separare dal suo =AB Paron =BB. Il 9 gennaio = 1890, fu=20 battezzata e cresimata e ricevette la prima santa Comunione dalle = mani del=20 Patriarca di Venezia. L'8 dicembre 1896, a Verona, pronunci=F2 i = voti nella=20 Congregazione delle suore Canossiane e da allora =96 accanto ai = suoi lavori=20 nella sagrestia e nella portineria del chiostro =96 cerc=F2 in = vari viaggi in=20 Italia soprattutto di sollecitare alla missione: la liberazione = che aveva=20 ricevuto mediante l'incontro con il Dio di Ges=F9 Cristo, sentiva = di doverla=20 estendere, doveva essere donata anche ad altri, al maggior numero=20 possibile di persone. La speranza, che era nata per lei e l'aveva = =AB=20 redenta =BB, non poteva tenerla per s=E9; questa speranza doveva = raggiungere=20 molti, raggiungere tutti.

Il concetto di speranza basata sulla fede = nel Nuovo=20 Testamento e nella Chiesa primitiva

4. Prima di affrontare la domanda se l'incontro = con quel Dio=20 che in Cristo ci ha mostrato il suo Volto e aperto il suo Cuore = possa=20 essere anche per noi non solo =AB informativo =BB, ma anche =AB = performativo =BB,=20 vale a dire se possa trasformare la nostra vita cos=EC da farci = sentire=20 redenti mediante la speranza che esso esprime, torniamo ancora = alla Chiesa=20 primitiva. Non =E8 difficile rendersi conto che l'esperienza della = piccola=20 schiava africana Bakhita =E8 stata anche l'esperienza di molte = persone=20 picchiate e condannate alla schiavit=F9 nell'epoca del = cristianesimo=20 nascente. Il cristianesimo non aveva portato un messaggio=20 sociale-rivoluzionario come quello con cui Spartaco, in lotte = cruente,=20 aveva fallito. Ges=F9 non era Spartaco, non era un combattente per = una=20 liberazione politica, come Barabba o Bar-Kochba. Ci=F2 che Ges=F9, = Egli stesso=20 morto in croce, aveva portato era qualcosa di totalmente diverso:=20 l'incontro col Signore di tutti i signori, l'incontro con il Dio = vivente e=20 cos=EC l'incontro con una speranza che era pi=F9 forte delle = sofferenze della=20 schiavit=F9 e che per questo trasformava dal di dentro la vita e = il mondo.=20 Ci=F2 che di nuovo era avvenuto appare con massima evidenza = nella=20 Lettera di san Paolo a Filemone. Si tratta di una = lettera molto=20 personale, che Paolo scrive nel carcere e affida allo schiavo = fuggitivo=20 Onesimo per il suo padrone =96 appunto Filemone. S=EC, Paolo = rimanda lo=20 schiavo al suo padrone da cui era fuggito, e lo fa non ordinando, = ma=20 pregando: =AB Ti supplico per il mio figlio che ho generato in = catene [...]=20 Te l'ho rimandato, lui, il mio cuore [...] Forse per questo =E8 = stato=20 separato da te per un momento, perch=E9 tu lo riavessi per sempre; = non pi=F9=20 per=F2 come schiavo, ma molto pi=F9 che schiavo, come un fratello = carissimo =BB=20 (Fm 10-16). Gli uomini che, secondo il loro stato civile, = si=20 rapportano tra loro come padroni e schiavi, in quanto membri = dell'unica=20 Chiesa sono diventati tra loro fratelli e sorelle =96 cos=EC i = cristiani si=20 chiamavano a vicenda. In virt=F9 del Battesimo erano stati = rigenerati, si=20 erano abbeverati dello stesso Spirito e ricevevano insieme, uno = accanto=20 all'altro, il Corpo del Signore. Anche se le strutture esterne = rimanevano=20 le stesse, questo cambiava la societ=E0 dal di dentro. Se la = Lettera agli=20 Ebrei dice che i cristiani quaggi=F9 non hanno una dimora = stabile, ma=20 cercano quella futura (cfr Eb 11,13-16; Fil 3,20), = ci=F2 =E8=20 tutt'altro che un semplice rimandare ad una prospettiva futura: la = societ=E0=20 presente viene riconosciuta dai cristiani come una societ=E0 = impropria; essi=20 appartengono a una societ=E0 nuova, verso la quale si trovano in = cammino e=20 che, nel loro pellegrinaggio, viene anticipata.

5. Dobbiamo aggiungere ancora un altro punto di = vista. La=20 Prima Lettera ai Corinzi (1,18-31) ci mostra che una grande = parte dei=20 primi cristiani apparteneva ai ceti sociali bassi e, proprio per = questo,=20 era disponibile all'esperienza della nuova speranza, come = l'abbiamo=20 incontrata nell'esempio di Bakhita. Tuttavia fin dall'inizio = c'erano anche=20 conversioni nei ceti aristocratici e colti. Poich=E9 proprio anche = loro=20 vivevano =AB senza speranza e senza Dio nel mondo =BB. Il mito = aveva perso la=20 sua credibilit=E0; la religione di Stato romana si era = sclerotizzata in=20 semplice cerimoniale, che veniva eseguito scrupolosamente, ma = ridotto=20 ormai appunto solo ad una =AB religione politica =BB. Il = razionalismo=20 filosofico aveva confinato gli d=E8i nel campo dell'irreale. Il = Divino=20 veniva visto in vari modi nelle forze cosmiche, ma un Dio che si = potesse=20 pregare non esisteva. Paolo illustra la problematica essenziale = della=20 religione di allora in modo assolutamente appropriato, quando = contrappone=20 alla vita =AB secondo Cristo =BB una vita sotto la signoria degli = =AB elementi=20 del cosmo =BB (Col 2,8). In questa prospettiva un testo di = san=20 Gregorio Nazianzeno pu=F2 essere illuminante. Egli dice che nel = momento in=20 cui i magi guidati dalla stella adorarono il nuovo re Cristo, = giunse la=20 fine dell'astrologia, perch=E9 ormai le stelle girano secondo = l'orbita=20 determinata da Cristo[2]. Di fatto, in questa scena =E8 capovolta la = concezione=20 del mondo di allora che, in modo diverso, =E8 nuovamente in auge = anche oggi.=20 Non sono gli elementi del cosmo, le leggi della materia che in = definitiva=20 governano il mondo e l'uomo, ma un Dio personale governa le = stelle, cio=E8=20 l'universo; non le leggi della materia e dell'evoluzione sono = l'ultima=20 istanza, ma ragione, volont=E0, amore =96 una Persona. E se = conosciamo questa=20 Persona e Lei conosce noi, allora veramente l'inesorabile potere = degli=20 elementi materiali non =E8 pi=F9 l'ultima istanza; allora non = siamo schiavi=20 dell'universo e delle sue leggi, allora siamo liberi. Una tale=20 consapevolezza ha determinato nell'antichit=E0 gli spiriti = schietti in=20 ricerca. Il cielo non =E8 vuoto. La vita non =E8 un semplice = prodotto delle=20 leggi e della casualit=E0 della materia, ma in tutto e = contemporaneamente al=20 di sopra di tutto c'=E8 una volont=E0 personale, c'=E8 uno Spirito = che in Ges=F9=20 si =E8 rivelato come Amore[3].

6. I sarcofaghi degli inizi del cristianesimo = illustrano=20 visivamente questa concezione =96 al cospetto della morte, di = fronte alla=20 quale la questione circa il significato della vita si rende = inevitabile.=20 La figura di Cristo viene interpretata sugli antichi sarcofaghi=20 soprattutto mediante due immagini: quella del filosofo e quella = del=20 pastore. Per filosofia allora, in genere, non si intendeva una = difficile=20 disciplina accademica, come essa si presenta oggi. Il filosofo era = piuttosto colui che sapeva insegnare l'arte essenziale: l'arte di = essere=20 uomo in modo retto =96 l'arte di vivere e di morire. Certamente = gli uomini=20 gi=E0 da tempo si erano resi conto che gran parte di coloro che = andavano in=20 giro come filosofi, come maestri di vita, erano soltanto dei = ciarlatani=20 che con le loro parole si procuravano denaro, mentre sulla vera = vita non=20 avevano niente da dire. Tanto pi=F9 si cercava il vero filosofo = che sapesse=20 veramente indicare la via della vita. Verso la fine del terzo = secolo=20 incontriamo per la prima volta a Roma, sul sarcofago di un = bambino, nel=20 contesto della risurrezione di Lazzaro, la figura di Cristo come = del vero=20 filosofo che in una mano tiene il Vangelo e nell'altra il bastone = da=20 viandante, proprio del filosofo. Con questo suo bastone Egli vince = la=20 morte; il Vangelo porta la verit=E0 che i filosofi peregrinanti = avevano=20 cercato invano. In questa immagine, che poi per un lungo periodo = permaneva=20 nell'arte dei sarcofaghi, si rende evidente ci=F2 che le persone = colte come=20 le semplici trovavano in Cristo: Egli ci dice chi in realt=E0 =E8 = l'uomo e che=20 cosa egli deve fare per essere veramente uomo. Egli ci indica la = via e=20 questa via =E8 la verit=E0. Egli stesso =E8 tanto l'una quanto = l'altra, e perci=F2=20 =E8 anche la vita della quale siamo tutti alla ricerca. Egli = indica anche la=20 via oltre la morte; solo chi =E8 in grado di fare questo, =E8 un = vero maestro=20 di vita. La stessa cosa si rende visibile nell'immagine del = pastore. Come=20 nella rappresentazione del filosofo, anche per la figura del = pastore la=20 Chiesa primitiva poteva riallacciarsi a modelli esistenti = dell'arte=20 romana. L=EC il pastore era in genere espressione del sogno di una = vita=20 serena e semplice, di cui la gente nella confusione della grande = citt=E0=20 aveva nostalgia. Ora l'immagine veniva letta all'interno di uno = scenario=20 nuovo che le conferiva un contenuto pi=F9 profondo: =AB Il Signore = =E8 il mio=20 pastore: non manco di nulla ... Se dovessi camminare in una valle = oscura,=20 non temerei alcun male, perch=E9 tu sei con me ... =BB (Sal = 23 [22],=20 1.4). Il vero pastore =E8 Colui che conosce anche la via che passa = per la=20 valle della morte; Colui che anche sulla strada dell'ultima = solitudine,=20 nella quale nessuno pu=F2 accompagnarmi, cammina con me guidandomi = per=20 attraversarla: Egli stesso ha percorso questa strada, =E8 disceso = nel regno=20 della morte, l'ha vinta ed =E8 tornato per accompagnare noi ora e = darci la=20 certezza che, insieme con Lui, un passaggio lo si trova. La = consapevolezza=20 che esiste Colui che anche nella morte mi accompagna e con il suo = =AB=20 bastone e il suo vincastro mi d=E0 sicurezza =BB, cosicch=E9 =AB = non devo temere=20 alcun male =BB (cfr Sal 23 [22],4) =96 era questa la nuova = =AB speranza =BB=20 che sorgeva sopra la vita dei credenti.

7. Dobbiamo ancora una volta tornare al Nuovo = Testamento.=20 Nell'undicesimo capitolo della Lettera agli Ebrei (v.1) si = trova=20 una sorta di definizione della fede che intreccia strettamente = questa=20 virt=F9 con la speranza. Intorno alla parola centrale di questa = frase si =E8=20 creata fin dalla Riforma una disputa tra gli esegeti, nella quale = sembra=20 riaprirsi oggi la via per una interpretazione comune. Per il = momento=20 lascio questa parola centrale non tradotta. La frase dunque suona = cos=EC: =AB=20 La fede =E8 hypostasis delle cose che si sperano; prova = delle cose=20 che non si vedono =BB. Per i Padri e per i teologi del Medioevo = era chiaro=20 che la parola greca hypostasis era da tradurre in latino = con il=20 termine substantia. La traduzione latina del testo, nata = nella=20 Chiesa antica, dice quindi: =AB Est autem fides sperandarum = substantia=20 rerum, argumentum non apparentium =BB =96 la fede =E8 la =AB = sostanza =BB delle=20 cose che si sperano; la prova delle cose che non si vedono. = Tommaso=20 d'Aquino[4], utilizzando la terminologia della = tradizione=20 filosofica nella quale si trova, spiega questo cos=EC: la fede =E8 = un =AB=20 habitus =BB, cio=E8 una costante disposizione dell'animo, = grazie a cui=20 la vita eterna prende inizio in noi e la ragione =E8 portata a = consentire a=20 ci=F2 che essa non vede. Il concetto di =AB sostanza =BB =E8 = quindi modificato nel=20 senso che per la fede, in modo iniziale, potremmo dire =AB in = germe =BB =96=20 quindi secondo la =AB sostanza =BB =96 sono gi=E0 presenti in noi = le cose che si=20 sperano: il tutto, la vita vera. E proprio perch=E9 la cosa stessa = =E8 gi=E0=20 presente, questa presenza di ci=F2 che verr=E0 crea anche = certezza: questa =AB=20 cosa =BB che deve venire non =E8 ancora visibile nel mondo esterno = (non =AB=20 appare =BB), ma a causa del fatto che, come realt=E0 iniziale e = dinamica, la=20 portiamo dentro di noi, nasce gi=E0 ora una qualche percezione di = essa. A=20 Lutero, al quale la Lettera agli Ebrei non era in se stessa = molto=20 simpatica, il concetto di =AB sostanza =BB, nel contesto della sua = visione=20 della fede, non diceva niente. Per questo intese il termine=20 ipostasi/sostanza non nel senso oggettivo (di realt=E0 = presente in=20 noi), ma in quello soggettivo, come espressione di un = atteggiamento=20 interiore e, di conseguenza, dovette naturalmente comprendere = anche il=20 termine argumentum come una disposizione del soggetto. = Questa=20 interpretazione nel XX secolo si =E8 affermata =96 almeno in = Germania =96 anche=20 nell'esegesi cattolica, cosicch=E9 la traduzione ecumenica in = lingua tedesca=20 del Nuovo Testamento, approvata dai Vescovi, dice: =AB Glaube = aber ist:=20 Feststehen in dem, was man erhofft, =DCberzeugtsein von dem, was = man nicht=20 sieht =BB (fede =E8: stare saldi in ci=F2 che si spera, essere = convinti di=20 ci=F2 che non si vede). Questo in se stesso non =E8 erroneo; non = =E8 per=F2 il=20 senso del testo, perch=E9 il termine greco usato (elenchos) = non ha il=20 valore soggettivo di =AB convinzione =BB, ma quello oggettivo di = =AB prova =BB.=20 Giustamente pertanto la recente esegesi protestante ha raggiunto = una=20 convinzione diversa: =AB Ora per=F2 non pu=F2 pi=F9 essere messo = in dubbio che=20 questa interpretazione protestante, divenuta classica, =E8 = insostenibile=20 =BB[5]. La fede non =E8 soltanto un personale = protendersi=20 verso le cose che devono venire ma sono ancora totalmente assenti; = essa ci=20 d=E0 qualcosa. Ci d=E0 gi=E0 ora qualcosa della realt=E0 attesa, e = questa realt=E0=20 presente costituisce per noi una =AB prova =BB delle cose che = ancora non si=20 vedono. Essa attira dentro il presente il futuro, cos=EC che = quest'ultimo=20 non =E8 pi=F9 il puro =AB non-ancora =BB. Il fatto che questo = futuro esista,=20 cambia il presente; il presente viene toccato dalla realt=E0 = futura, e cos=EC=20 le cose future si riversano in quelle presenti e le presenti in = quelle=20 future.

8. Questa spiegazione viene ulteriormente = rafforzata e=20 rapportata alla vita concreta, se consideriamo il versetto 34 del = decimo=20 capitolo della Lettera agli Ebrei che, sotto l'aspetto = linguistico=20 e contenutistico, =E8 collegato con questa definizione di una fede = permeata=20 di speranza e la prepara. Qui l'autore parla ai credenti che hanno = subito=20 l'esperienza della persecuzione e dice loro: =AB Avete preso parte = alle=20 sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di essere = spogliati=20 delle vostre sostanze (hyparchonton =96 Vg: = bonorum), sapendo=20 di possedere beni migliori (hyparxin =96 Vg: = substantiam) e=20 pi=F9 duraturi =BB. Hyparchonta sono le propriet=E0, ci=F2 = che nella vita=20 terrena costituisce il sostentamento, appunto la base, la =AB = sostanza =BB per=20 la vita sulla quale si conta. Questa =AB sostanza =BB, la normale = sicurezza=20 per la vita, =E8 stata tolta ai cristiani nel corso della = persecuzione.=20 L'hanno sopportato, perch=E9 comunque ritenevano questa sostanza = materiale=20 trascurabile. Potevano abbandonarla, perch=E9 avevano trovato una = =AB base =BB=20 migliore per la loro esistenza =96 una base che rimane e che = nessuno pu=F2=20 togliere. Non si pu=F2 non vedere il collegamento che intercorre = tra queste=20 due specie di =AB sostanza =BB, tra sostentamento o base materiale = e=20 l'affermazione della fede come =AB base =BB, come =AB sostanza =BB = che permane. La=20 fede conferisce alla vita una nuova base, un nuovo fondamento sul = quale=20 l'uomo pu=F2 poggiare e con ci=F2 il fondamento abituale, = l'affidabilit=E0 del=20 reddito materiale, appunto, si relativizza. Si crea una nuova = libert=E0 di=20 fronte a questo fondamento della vita che solo apparentemente =E8 = in grado=20 di sostentare, anche se il suo significato normale non =E8 con = ci=F2=20 certamente negato. Questa nuova libert=E0, la consapevolezza della = nuova =AB=20 sostanza =BB che ci =E8 stata donata, si =E8 rivelata non solo nel = martirio, in=20 cui le persone si sono opposte allo strapotere dell'ideologia e = dei suoi=20 organi politici, e, mediante la loro morte, hanno rinnovato il = mondo. Essa=20 si =E8 mostrata soprattutto nelle grandi rinunce a partire dai = monaci=20 dell'antichit=E0 fino a Francesco d'Assisi e alle persone del = nostro tempo=20 che, nei moderni Istituti e Movimenti religiosi, per amore di = Cristo hanno=20 lasciato tutto per portare agli uomini la fede e l'amore di = Cristo, per=20 aiutare le persone sofferenti nel corpo e nell'anima. L=EC la = nuova =AB=20 sostanza =BB si =E8 comprovata realmente come =AB sostanza =BB, = dalla speranza di=20 queste persone toccate da Cristo =E8 scaturita speranza per altri = che=20 vivevano nel buio e senza speranza. L=EC si =E8 dimostrato che = questa nuova=20 vita possiede veramente =AB sostanza =BB ed =E8 una =AB sostanza = =BB che suscita=20 vita per gli altri. Per noi che guardiamo queste figure, questo = loro agire=20 e vivere =E8 di fatto una =AB prova =BB che le cose future, la = promessa di=20 Cristo non =E8 soltanto una realt=E0 attesa, ma una vera presenza: = Egli =E8=20 veramente il =AB filosofo =BB e il =AB pastore =BB che ci indica = che cosa =E8 e dove=20 sta la vita.

9. Per comprendere pi=F9 nel profondo questa = riflessione sulle=20 due specie di sostanze =96 hypostasis e hyparchonta = =96 e sui=20 due modi di vita espressi con esse, dobbiamo riflettere ancora = brevemente=20 su due parole attinenti l'argomento, che si trovano nel decimo = capitolo=20 della Lettera agli Ebrei. Si tratta delle parole = hypomone=20 (10,36) e hypostole (10,39). Hypomone si traduce = normalmente con =AB pazienza =BB =96 perseveranza, costanza. = Questo saper=20 aspettare sopportando pazientemente le prove =E8 necessario al = credente per=20 poter =AB ottenere le cose promesse =BB (cfr 10,36). Nella = religiosit=E0=20 dell'antico giudaismo questa parola veniva usata espressamente per = l'attesa di Dio caratteristica di Israele: per questo perseverare = nella=20 fedelt=E0 a Dio, sulla base della certezza dell'Alleanza, in un = mondo che=20 contraddice Dio. Cos=EC la parola indica una speranza vissuta, una = vita=20 basata sulla certezza della speranza. Nel Nuovo Testamento questa = attesa=20 di Dio, questo stare dalla parte di Dio assume un nuovo = significato: in=20 Cristo Dio si =E8 mostrato. Ci ha ormai comunicato la =AB sostanza = =BB delle=20 cose future, e cos=EC l'attesa di Dio ottiene una nuova certezza. = =C8 attesa=20 delle cose future a partire da un presente gi=E0 donato. =C8 = attesa, alla=20 presenza di Cristo, col Cristo presente, del completarsi del suo = Corpo, in=20 vista della sua venuta definitiva. Con hypostole invece =E8 = espresso=20 il sottrarsi di chi non osa dire apertamente e con franchezza la = verit=E0=20 forse pericolosa. Questo nascondersi davanti agli uomini per = spirito di=20 timore nei loro confronti conduce alla =AB perdizione =BB = (Eb 10,39). =AB=20 Dio non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di amore = e di=20 saggezza =BB =96 cos=EC invece la Seconda Lettera a Timoteo = (1,7)=20 caratterizza con una bella espressione l'atteggiamento di fondo = del=20 cristiano.

La vita eterna =96 che cos'=E8?

10. Abbiamo finora parlato della fede e della = speranza nel=20 Nuovo Testamento e agli inizi del cristianesimo; =E8 stato per=F2 = anche sempre=20 evidente che non discorriamo solo del passato; l'intera = riflessione=20 interessa il vivere e morire dell'uomo in genere e quindi = interessa anche=20 noi qui ed ora. Tuttavia dobbiamo adesso domandarci = esplicitamente: la=20 fede cristiana =E8 anche per noi oggi una speranza che trasforma e = sorregge=20 la nostra vita? =C8 essa per noi =AB performativa =BB =96 un = messaggio che plasma=20 in modo nuovo la vita stessa, o =E8 ormai soltanto =AB = informazione =BB che, nel=20 frattempo, abbiamo accantonata e che ci sembra superata da = informazioni=20 pi=F9 recenti? Nella ricerca di una risposta vorrei partire dalla = forma=20 classica del dialogo con cui il rito del Battesimo esprimeva = l'accoglienza=20 del neonato nella comunit=E0 dei credenti e la sua rinascita in = Cristo. Il=20 sacerdote chiedeva innanzitutto quale nome i genitori avevano = scelto per=20 il bambino, e continuava poi con la domanda: =AB Che cosa chiedi = alla=20 Chiesa? =BB Risposta: =AB La fede =BB. =AB E che cosa ti dona la = fede? =BB =AB La vita=20 eterna =BB. Stando a questo dialogo, i genitori cercavano per il = bambino=20 l'accesso alla fede, la comunione con i credenti, perch=E9 = vedevano nella=20 fede la chiave per =AB la vita eterna =BB. Di fatto, oggi come = ieri, di questo=20 si tratta nel Battesimo, quando si diventa cristiani: non soltanto = di un=20 atto di socializzazione entro la comunit=E0, non semplicemente di=20 accoglienza nella Chiesa. I genitori si aspettano di pi=F9 per il=20 battezzando: si aspettano che la fede, di cui =E8 parte la = corporeit=E0 della=20 Chiesa e dei suoi sacramenti, gli doni la vita =96 la vita eterna. = Fede =E8=20 sostanza della speranza. Ma allora sorge la domanda: Vogliamo noi = davvero=20 questo =96 vivere eternamente? Forse oggi molte persone rifiutano = la fede=20 semplicemente perch=E9 la vita eterna non sembra loro una cosa = desiderabile.=20 Non vogliono affatto la vita eterna, ma quella presente, e la fede = nella=20 vita eterna sembra, per questo scopo, piuttosto un ostacolo. = Continuare a=20 vivere in eterno =96 senza fine =96 appare pi=F9 una condanna che = un dono. La=20 morte, certamente, si vorrebbe rimandare il pi=F9 possibile. Ma = vivere=20 sempre, senza un termine =96 questo, tutto sommato, pu=F2 essere = solo noioso e=20 alla fine insopportabile. =C8 precisamente questo che, per = esempio, dice il=20 Padre della Chiesa Ambrogio nel discorso funebre per il fratello = defunto=20 Satiro: =AB =C8 vero che la morte non faceva parte della natura, = ma fu resa=20 realt=E0 di natura; infatti Dio da principio non stabil=EC la = morte, ma la=20 diede quale rimedio [...] A causa della trasgressione, la vita = degli=20 uomini cominci=F2 ad essere miserevole nella fatica quotidiana e = nel pianto=20 insopportabile. Doveva essere posto un termine al male, affinch=E9 = la morte=20 restituisse ci=F2 che la vita aveva perduto. L'immortalit=E0 =E8 = un peso=20 piuttosto che un vantaggio, se non la illumina la grazia =BB[6]. Gi=E0 prima Ambrogio aveva detto: =AB Non = dev'essere=20 pianta la morte, perch=E9 =E8 causa di salvezza... =BB[7].

11. Qualunque cosa sant'Ambrogio intendesse dire=20 precisamente con queste parole =96 =E8 vero che l'eliminazione = della morte o=20 anche il suo rimando quasi illimitato metterebbe la terra e = l'umanit=E0 in=20 una condizione impossibile e non renderebbe neanche al singolo = stesso un=20 beneficio. Ovviamente c'=E8 una contraddizione nel nostro = atteggiamento, che=20 rimanda ad una contraddittoriet=E0 interiore della nostra stessa = esistenza.=20 Da una parte, non vogliamo morire; soprattutto chi ci ama non = vuole che=20 moriamo. Dall'altra, tuttavia, non desideriamo neppure di = continuare ad=20 esistere illimitatamente e anche la terra non =E8 stata creata con = questa=20 prospettiva. Allora, che cosa vogliamo veramente? Questo paradosso = del=20 nostro stesso atteggiamento suscita una domanda pi=F9 profonda: = che cosa =E8,=20 in realt=E0, la =AB vita =BB? E che cosa significa veramente =AB = eternit=E0 =BB? Ci=20 sono dei momenti in cui percepiamo all'improvviso: s=EC, sarebbe=20 propriamente questo =96 la =AB vita =BB vera =96 cos=EC essa = dovrebbe essere. A=20 confronto, ci=F2 che nella quotidianit=E0 chiamiamo =AB vita =BB, = in verit=E0 non lo=20 =E8. Agostino, nella sua ampia lettera sulla preghiera indirizzata = a Proba,=20 una vedova romana benestante e madre di tre consoli, scrisse una = volta: In=20 fondo vogliamo una sola cosa =96 =AB la vita beata =BB, la vita = che =E8=20 semplicemente vita, semplicemente =AB felicit=E0 =BB. Non c'=E8, = in fin dei conti,=20 altro che chiediamo nella preghiera. Verso nient'altro ci siamo=20 incamminati =96 di questo solo si tratta. Ma poi Agostino dice = anche:=20 guardando meglio, non sappiamo affatto che cosa in fondo = desideriamo, che=20 cosa vorremmo propriamente. Non conosciamo per nulla questa = realt=E0; anche=20 in quei momenti in cui pensiamo di toccarla non la raggiungiamo = veramente.=20 =AB Non sappiamo che cosa sia conveniente domandare =BB, egli = confessa con una=20 parola di san Paolo (Rm 8,26). Ci=F2 che sappiamo =E8 solo = che non =E8=20 questo. Tuttavia, nel non sapere sappiamo che questa realt=E0 deve = esistere.=20 =AB C'=E8 dunque in noi una, per cos=EC dire, dotta ignoranza =BB = (docta=20 ignorantia), egli scrive. Non sappiamo che cosa vorremmo = veramente;=20 non conosciamo questa =AB vera vita =BB; e tuttavia sappiamo, che = deve=20 esistere un qualcosa che noi non conosciamo e verso il quale ci = sentiamo=20 spinti[8].

12. Penso che Agostino descriva l=EC in modo molto = preciso e=20 sempre valido la situazione essenziale dell'uomo, la situazione da = cui=20 provengono tutte le sue contraddizioni e le sue speranze. = Desideriamo in=20 qualche modo la vita stessa, quella vera, che non venga poi = toccata=20 neppure dalla morte; ma allo stesso tempo non conosciamo ci=F2 = verso cui ci=20 sentiamo spinti. Non possiamo cessare di protenderci verso di esso = e=20 tuttavia sappiamo che tutto ci=F2 che possiamo sperimentare o = realizzare non=20 =E8 ci=F2 che bramiamo. Questa =AB cosa =BB ignota =E8 la vera =AB = speranza =BB che ci=20 spinge e il suo essere ignota =E8, al contempo, la causa di tutte = le=20 disperazioni come pure di tutti gli slanci positivi o distruttivi = verso il=20 mondo autentico e l'autentico uomo. La parola =AB vita eterna =BB = cerca di=20 dare un nome a questa sconosciuta realt=E0 conosciuta. = Necessariamente =E8 una=20 parola insufficiente che crea confusione. =AB Eterno =BB, infatti, = suscita in=20 noi l'idea dell'interminabile, e questo ci fa paura; =AB vita =BB = ci fa=20 pensare alla vita da noi conosciuta, che amiamo e non vogliamo = perdere e=20 che, tuttavia, =E8 spesso allo stesso tempo pi=F9 fatica che = appagamento,=20 cosicch=E9 mentre per un verso la desideriamo, per l'altro non la = vogliamo.=20 Possiamo soltanto cercare di uscire col nostro pensiero dalla = temporalit=E0=20 della quale siamo prigionieri e in qualche modo presagire che = l'eternit=E0=20 non sia un continuo susseguirsi di giorni del calendario, ma = qualcosa come=20 il momento colmo di appagamento, in cui la totalit=E0 ci abbraccia = e noi=20 abbracciamo la totalit=E0. Sarebbe il momento dell'immergersi = nell'oceano=20 dell'infinito amore, nel quale il tempo =96 il prima e il dopo =96 = non esiste=20 pi=F9. Possiamo soltanto cercare di pensare che questo momento =E8 = la vita in=20 senso pieno, un sempre nuovo immergersi nella vastit=E0 = dell'essere, mentre=20 siamo semplicemente sopraffatti dalla gioia. Cos=EC lo esprime = Ges=F9 nel=20 Vangelo di Giovanni: =AB Vi vedr=F2 di nuovo e il vostro cuore si = rallegrer=E0 e=20 nessuno vi potr=E0 togliere la vostra gioia =BB (16,22). Dobbiamo = pensare in=20 questa direzione, se vogliamo capire a che cosa mira la speranza=20 cristiana, che cosa aspettiamo dalla fede, dal nostro essere con = Cristo[9].

La speranza cristiana =E8 = individualistica?

13. Nel corso della loro storia, i cristiani hanno = cercato=20 di tradurre questo sapere che non sa in figure rappresentabili,=20 sviluppando immagini del =AB cielo =BB che restano sempre lontane = da ci=F2 che,=20 appunto, conosciamo solo negativamente, mediante una = non-conoscenza. Tutti=20 questi tentativi di raffigurazione della speranza hanno dato a = molti, nel=20 corso dei secoli, lo slancio di vivere in base alla fede e di = abbandonare=20 per questo anche i loro =AB hyparchonta =BB, le sostanze = materiali per=20 la loro esistenza. L'autore della Lettera agli Ebrei,=20 nell'undicesimo capitolo ha tracciato una specie di storia di = coloro che=20 vivono nella speranza e del loro essere in cammino, una storia che = da=20 Abele giunge fino all'epoca sua. Di questo tipo di speranza si =E8 = accesa=20 nel tempo moderno una critica sempre pi=F9 dura: si tratterebbe di = puro=20 individualismo, che avrebbe abbandonato il mondo alla sua miseria = e si=20 sarebbe rifugiato in una salvezza eterna soltanto privata. Henri = de Lubac,=20 nell'introduzione alla sua opera fondamentale =AB Catholicisme. = Aspects=20 sociaux du dogme =BB, ha raccolto alcune voci caratteristiche = di questo=20 genere di cui una merita di essere citata: =AB Ho trovato la = gioia? No ...=20 Ho trovato la mia gioia. E ci=F2 =E8 una cosa terribilmente = diversa ... La=20 gioia di Ges=F9 pu=F2 essere individuale. Pu=F2 appartenere ad una = sola persona,=20 ed essa =E8 salva. =C8 nella pace..., per ora e per sempre, ma lei = sola.=20 Questa solitudine nella gioia non la turba. Al contrario: lei =E8, = appunto,=20 l'eletta! Nella sua beatitudine attraversa le battaglie con una = rosa in=20 mano =BB[10].

14. Rispetto a ci=F2, de Lubac, sulla base della = teologia dei=20 Padri in tutta la sua vastit=E0, ha potuto mostrare che la = salvezza =E8 stata=20 sempre considerata come una realt=E0 comunitaria. La stessa = Lettera agli=20 Ebrei parla di una =AB citt=E0 =BB (cfr 11,10.16; 12,22; = 13,14) e quindi di=20 una salvezza comunitaria. Coerentemente, il peccato viene compreso = dai=20 Padri come distruzione dell'unit=E0 del genere umano, come = frazionamento e=20 divisione. Babele, il luogo della confusione delle lingue e della=20 separazione, si rivela come espressione di ci=F2 che in radice =E8 = il peccato.=20 E cos=EC la =AB redenzione =BB appare proprio come il = ristabilimento dell'unit=E0,=20 in cui ci ritroviamo di nuovo insieme in un'unione che si delinea = nella=20 comunit=E0 mondiale dei credenti. Non =E8 necessario che ci = occupiamo qui di=20 tutti i testi, in cui appare il carattere comunitario della = speranza.=20 Rimaniamo con la Lettera a Proba in cui Agostino tenta di=20 illustrare un po' questa sconosciuta conosciuta realt=E0 di cui = siamo alla=20 ricerca. Lo spunto da cui parte =E8 semplicemente l'espressione = =AB vita beata=20 [felice] =BB. Poi cita il Salmo 144 [143],15: =AB Beato il = popolo il=20 cui Dio =E8 il Signore =BB. E continua: =AB Per poter appartenere = a questo=20 popolo e giungere [...] alla vita perenne con Dio, =93il fine del = precetto =E8=20 l'amore che viene da un cuore puro, da una coscienza buona e da = una fede=20 sincera=94 (1 Tim 1,5) =BB[11]. Questa vita vera, verso la quale sempre = cerchiamo=20 di protenderci, =E8 legata all'essere nell'unione esistenziale con = un =AB=20 popolo =BB e pu=F2 realizzarsi per ogni singolo solo all'interno = di questo =AB=20 noi =BB. Essa presuppone, appunto, l'esodo dalla prigionia del = proprio =AB io=20 =BB, perch=E9 solo nell'apertura di questo soggetto universale si = apre anche=20 lo sguardo sulla fonte della gioia, sull'amore stesso =96 su = Dio.

15. Questa visione della =AB vita beata =BB = orientata verso la=20 comunit=E0 ha di mira, s=EC, qualcosa al di l=E0 del mondo = presente, ma proprio=20 cos=EC ha a che fare anche con la edificazione del mondo =96 in = forme molto=20 diverse, secondo il contesto storico e le possibilit=E0 da esso = offerte o=20 escluse. Al tempo di Agostino, quando l'irruzione dei nuovi popoli = minacciava la coesione del mondo, nella quale era data una certa = garanzia=20 di diritto e di vita in una comunit=E0 giuridica, si trattava di = fortificare=20 i fondamenti veramente portanti di questa comunit=E0 di vita e di = pace, per=20 poter sopravvivere nel mutamento del mondo. Cerchiamo di gettare,=20 piuttosto a caso, uno sguardo su un momento del medioevo sotto = certi=20 aspetti emblematico. Nella coscienza comune, i monasteri = apparivano come i=20 luoghi della fuga dal mondo (=AB contemptus mundi =BB) e = del sottrarsi=20 alla responsabilit=E0 per il mondo nella ricerca della salvezza = privata.=20 Bernardo di Chiaravalle, che con il suo Ordine riformato port=F2 = una=20 moltitudine di giovani nei monasteri, aveva su questo una visione = ben=20 diversa. Secondo lui, i monaci hanno un compito per tutta la = Chiesa e di=20 conseguenza anche per il mondo. Con molte immagini egli illustra = la=20 responsabilit=E0 dei monaci per l'intero organismo della Chiesa, = anzi, per=20 l'umanit=E0; a loro egli applica la parola dello Pseudo-Rufino: = =AB Il genere=20 umano vive grazie a pochi; se non ci fossero quelli, il mondo = perirebbe...=20 =BB[12]. I contemplativi =96 contemplantes = =96 devono=20 diventare lavoratori agricoli =96 laborantes =96, ci dice. = La nobilt=E0=20 del lavoro, che il cristianesimo ha ereditato dal giudaismo, era = emersa=20 gi=E0 nelle regole monastiche di Agostino e di Benedetto. Bernardo = riprende=20 nuovamente questo concetto. I giovani nobili che affluivano ai = suoi=20 monasteri dovevano piegarsi al lavoro manuale. Per la verit=E0, = Bernardo=20 dice esplicitamente che neppure il monastero pu=F2 ripristinare il = Paradiso;=20 sostiene per=F2 che esso deve, quasi luogo di dissodamento pratico = e=20 spirituale, preparare il nuovo Paradiso. Un appezzamento selvatico = di=20 bosco vien reso fertile =96 proprio mentre vengono allo stesso = tempo=20 abbattuti gli alberi della superbia, estirpato ci=F2 che di = selvatico cresce=20 nelle anime e preparato cos=EC il terreno, sul quale pu=F2 = prosperare pane per=20 il corpo e per l'anima[13]. Non ci =E8 dato forse di costatare = nuovamente,=20 proprio di fronte alla storia attuale, che nessuna positiva = strutturazione=20 del mondo pu=F2 riuscire l=E0 dove le anime inselvatichiscono?

La trasformazione della fede-speranza = cristiana nel=20 tempo moderno

16. Come ha potuto svilupparsi l'idea che il = messaggio di=20 Ges=F9 sia strettamente individualistico e miri solo al singolo? = Come si =E8=20 arrivati a interpretare la =AB salvezza dell'anima =BB come fuga = davanti alla=20 responsabilit=E0 per l'insieme, e a considerare di conseguenza il = programma=20 del cristianesimo come ricerca egoistica della salvezza che si = rifiuta al=20 servizio degli altri? Per trovare una risposta all'interrogativo = dobbiamo=20 gettare uno sguardo sulle componenti fondamentali del tempo = moderno. Esse=20 appaiono con particolare chiarezza in Francesco Bacone. Che = un'epoca nuova=20 sia sorta =96 grazie alla scoperta dell'America e alle nuove = conquiste=20 tecniche che hanno consentito questo sviluppo =96 =E8 cosa = indiscutibile. Su=20 che cosa, per=F2, si basa questa svolta epocale? =C8 la nuova = correlazione di=20 esperimento e metodo che mette l'uomo in grado di arrivare ad=20 un'interpretazione della natura conforme alle sue leggi e di = conseguire=20 cos=EC finalmente =AB la vittoria dell'arte sulla natura =BB = (victoria cursus=20 artis super naturam)[14]. La novit=E0 =96 secondo la visione di = Bacone =96 sta in=20 una nuova correlazione tra scienza e prassi. Ci=F2 viene poi = applicato anche=20 teologicamente: questa nuova correlazione tra scienza e prassi=20 significherebbe che il dominio sulla creazione, dato all'uomo da = Dio e=20 perso nel peccato originale, verrebbe ristabilito[15].

17. Chi legge queste affermazioni e vi riflette = con=20 attenzione, vi riconosce un passaggio sconcertante: fino a quel = momento il=20 ricupero di ci=F2 che l'uomo nella cacciata dal paradiso terrestre = aveva=20 perso si attendeva dalla fede in Ges=F9 Cristo, e in questo si = vedeva la =AB=20 redenzione =BB. Ora questa =AB redenzione =BB, la restaurazione = del =AB paradiso =BB=20 perduto, non si attende pi=F9 dalla fede, ma dal collegamento = appena=20 scoperto tra scienza e prassi. Non =E8 che la fede, con ci=F2, = venga=20 semplicemente negata; essa viene piuttosto spostata su un altro = livello =96=20 quello delle cose solamente private ed ultraterrene =96 e allo = stesso tempo=20 diventa in qualche modo irrilevante per il mondo. Questa visione=20 programmatica ha determinato il cammino dei tempi moderni e = influenza pure=20 l'attuale crisi della fede che, nel concreto, =E8 soprattutto una = crisi=20 della speranza cristiana. Cos=EC anche la speranza, in Bacone, = riceve una=20 nuova forma. Ora si chiama: fede nel progresso. Per Bacone, = infatti, =E8=20 chiaro che le scoperte e le invenzioni appena avviate sono solo un = inizio;=20 che grazie alla sinergia di scienza e prassi seguiranno scoperte=20 totalmente nuove, emerger=E0 un mondo totalmente nuovo, il regno=20 dell'uomo[16]. Cos=EC egli ha presentato anche una = visione delle=20 invenzioni prevedibili =96 fino all'aereo e al sommergibile. = Durante=20 l'ulteriore sviluppo dell'ideologia del progresso, la gioia per = gli=20 avanzamenti visibili delle potenzialit=E0 umane rimane una = costante conferma=20 della fede nel progresso come tale.

18. Al contempo, due categorie entrano sempre = pi=F9 al centro=20 dell'idea di progresso: ragione e libert=E0. Il progresso =E8 = soprattutto un=20 progresso nel crescente dominio della ragione e questa ragione = viene=20 considerata ovviamente un potere del bene e per il bene. Il = progresso =E8 il=20 superamento di tutte le dipendenze =96 =E8 progresso verso la = libert=E0=20 perfetta. Anche la libert=E0 viene vista solo come promessa, nella = quale=20 l'uomo si realizza verso la sua pienezza. In ambedue i concetti = =96 libert=E0=20 e ragione =96 =E8 presente un aspetto politico. Il regno della = ragione,=20 infatti, =E8 atteso come la nuova condizione dell'umanit=E0 = diventata=20 totalmente libera. Le condizioni politiche di un tale regno della = ragione=20 e della libert=E0, tuttavia, in un primo momento appaiono poco = definite.=20 Ragione e libert=E0 sembrano garantire da s=E9, in virt=F9 della = loro intrinseca=20 bont=E0, una nuova comunit=E0 umana perfetta. In ambedue i = concetti-chiave di=20 =AB ragione =BB e =AB libert=E0 =BB, per=F2, il pensiero = tacitamente va sempre anche=20 al contrasto con i vincoli della fede e della Chiesa, come pure = con i=20 vincoli degli ordinamenti statali di allora. Ambedue i concetti = portano=20 quindi in s=E9 un potenziale rivoluzionario di un'enorme forza=20 esplosiva.

19. Dobbiamo brevemente gettare uno sguardo sulle = due tappe=20 essenziali della concretizzazione politica di questa speranza, = perch=E9 sono=20 di grande importanza per il cammino della speranza cristiana, per = la sua=20 comprensione e per la sua persistenza. C'=E8 innanzitutto la = Rivoluzione=20 francese come tentativo di instaurare il dominio della ragione e = della=20 libert=E0 ora anche in modo politicamente reale. L'Europa = dell'Illuminismo,=20 in un primo momento, ha guardato affascinata a questi avvenimenti, = ma di=20 fronte ai loro sviluppi ha poi dovuto riflettere in modo nuovo su = ragione=20 e libert=E0. Significativi per le due fasi della ricezione di = ci=F2 che era=20 avvenuto in Francia sono due scritti di Immanuel Kant, in cui egli = riflette sugli eventi. Nel 1792 scrive l'opera: =AB Der Sieg = des guten=20 Prinzips =FCber das b=F6se und die Gr=FCndung eines Reichs Gottes = auf Erden=20 =BB (La vittoria del principio buono su quello cattivo e la = costituzione di=20 un regno di Dio sulla terra). In essa egli dice: =AB Il passaggio = graduale=20 dalla fede ecclesiastica al dominio esclusivo della pura fede = religiosa=20 costituisce l'avvicinamento del regno di Dio =BB[17]. Ci dice anche che le rivoluzioni possono = accelerare i tempi di questo passaggio dalla fede ecclesiastica = alla fede=20 razionale. Il =AB regno di Dio =BB, di cui Ges=F9 aveva parlato ha = qui ricevuto=20 una nuova definizione e assunto anche una nuova presenza; esiste, = per cos=EC=20 dire, una nuova =AB attesa immediata =BB: il =AB regno di Dio =BB = arriva l=E0 dove=20 la =AB fede ecclesiastica =BB viene superata e rimpiazzata dalla = =AB fede=20 religiosa =BB, vale a dire dalla semplice fede razionale. Nel = 1794, nello=20 scritto =AB Das Ende aller Dinge =BB (La fine di tutte le = cose) appare=20 un'immagine mutata. Ora Kant prende in considerazione la = possibilit=E0 che,=20 accanto alla fine naturale di tutte le cose, se ne verifichi anche = una=20 contro natura, perversa. Scrive al riguardo: =AB Se il = cristianesimo un=20 giorno dovesse arrivare a non essere pi=F9 degno di amore [...] = allora il=20 pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un = rifiuto e=20 di un'opposizione contro di esso; e l'anticristo [...] = inaugurerebbe il=20 suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e=20 sull'egoismo). In seguito, per=F2, poich=E9 il cristianesimo, pur = essendo=20 stato destinato ad essere la religione universale, di fatto non = sarebbe=20 stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, = sotto=20 l'aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le cose =BB[18].

20. L'Ottocento non venne meno alla sua fede nel = progresso=20 come nuova forma della speranza umana e continu=F2 a considerare = ragione e=20 libert=E0 come le stelle-guida da seguire sul cammino della = speranza.=20 L'avanzare sempre pi=F9 veloce dello sviluppo tecnico e=20 l'industrializzazione con esso collegata crearono, tuttavia, ben = presto=20 una situazione sociale del tutto nuova: si form=F2 la classe dei = lavoratori=20 dell'industria e il cosiddetto =AB proletariato industriale =BB, = le cui=20 terribili condizioni di vita Friedrich Engels nel 1845 illustr=F2 = in modo=20 sconvolgente. Per il lettore doveva essere chiaro: questo non = pu=F2=20 continuare; =E8 necessario un cambiamento. Ma il cambiamento = avrebbe scosso=20 e rovesciato l'intera struttura della societ=E0 borghese. Dopo la=20 rivoluzione borghese del 1789 era arrivata l'ora per una nuova=20 rivoluzione, quella proletaria: il progresso non poteva = semplicemente=20 avanzare in modo lineare a piccoli passi. Ci voleva il salto=20 rivoluzionario. Karl Marx raccolse questo richiamo del momento e, = con=20 vigore di linguaggio e di pensiero, cerc=F2 di avviare questo = nuovo passo=20 grande e, come riteneva, definitivo della storia verso la salvezza = =96 verso=20 quello che Kant aveva qualificato come il =AB regno di Dio =BB. = Essendosi=20 dileguata la verit=E0 dell'aldil=E0, si sarebbe ormai trattato di = stabilire la=20 verit=E0 dell'aldiqu=E0. La critica del cielo si trasforma nella = critica della=20 terra, la critica della teologia nella critica della politica. Il=20 progresso verso il meglio, verso il mondo definitivamente buono, = non viene=20 pi=F9 semplicemente dalla scienza, ma dalla politica =96 da una = politica=20 pensata scientificamente, che sa riconoscere la struttura della = storia e=20 della societ=E0 ed indica cos=EC la strada verso la rivoluzione, = verso il=20 cambiamento di tutte le cose. Con puntuale precisione, anche se in = modo=20 unilateralmente parziale, Marx ha descritto la situazione del suo = tempo ed=20 illustrato con grande capacit=E0 analitica le vie verso la = rivoluzione =96 non=20 solo teoricamente: con il partito comunista, nato dal manifesto = comunista=20 del 1848, l'ha anche concretamente avviata. La sua promessa, = grazie=20 all'acutezza delle analisi e alla chiara indicazione degli = strumenti per=20 il cambiamento radicale, ha affascinato ed affascina tuttora = sempre di=20 nuovo. La rivoluzione poi si =E8 anche verificata nel modo pi=F9 = radicale in=20 Russia.

21. Ma con la sua vittoria si =E8 reso evidente = anche l'errore=20 fondamentale di Marx. Egli ha indicato con esattezza come = realizzare il=20 rovesciamento. Ma non ci ha detto come le cose avrebbero dovuto = procedere=20 dopo. Egli supponeva semplicemente che con l'espropriazione della = classe=20 dominante, con la caduta del potere politico e con la = socializzazione dei=20 mezzi di produzione si sarebbe realizzata la Nuova Gerusalemme. = Allora,=20 infatti, sarebbero state annullate tutte le contraddizioni, l'uomo = e il=20 mondo avrebbero visto finalmente chiaro in se stessi. Allora tutto = avrebbe=20 potuto procedere da s=E9 sulla retta via, perch=E9 tutto sarebbe = appartenuto a=20 tutti e tutti avrebbero voluto il meglio l'uno per l'altro. = Cos=EC, dopo la=20 rivoluzione riuscita, Lenin dovette accorgersi che negli scritti = del=20 maestro non si trovava nessun'indicazione sul come procedere. = S=EC, egli=20 aveva parlato della fase intermedia della dittatura del = proletariato come=20 di una necessit=E0 che, per=F2, in un secondo tempo da s=E9 si = sarebbe=20 dimostrata caduca. Questa =AB fase intermedia =BB la conosciamo = benissimo e=20 sappiamo anche come si sia poi sviluppata, non portando alla luce = il mondo=20 sano, ma lasciando dietro di s=E9 una distruzione desolante. Marx = non ha=20 solo mancato di ideare gli ordinamenti necessari per il nuovo = mondo =96 di=20 questi, infatti, non doveva pi=F9 esserci bisogno. Che egli di = ci=F2 non dica=20 nulla, =E8 logica conseguenza della sua impostazione. Il suo = errore sta pi=F9=20 in profondit=E0. Egli ha dimenticato che l'uomo rimane sempre = uomo. Ha=20 dimenticato l'uomo e ha dimenticato la sua libert=E0. Ha = dimenticato che la=20 libert=E0 rimane sempre libert=E0, anche per il male. Credeva che, = una volta=20 messa a posto l'economia, tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero = errore=20 =E8 il materialismo: l'uomo, infatti, non =E8 solo il prodotto di = condizioni=20 economiche e non =E8 possibile risanarlo solamente dall'esterno = creando=20 condizioni economiche favorevoli.

22. Cos=EC ci troviamo nuovamente davanti alla = domanda: che=20 cosa possiamo sperare? =C8 necessaria un'autocritica dell'et=E0 = moderna in=20 dialogo col cristianesimo e con la sua concezione della speranza. = In un=20 tale dialogo anche i cristiani, nel contesto delle loro conoscenze = e delle=20 loro esperienze, devono imparare nuovamente in che cosa consista = veramente=20 la loro speranza, che cosa abbiano da offrire al mondo e che cosa = invece=20 non possano offrire. Bisogna che nell'autocritica dell'et=E0 = moderna=20 confluisca anche un'autocritica del cristianesimo moderno, che = deve sempre=20 di nuovo imparare a comprendere se stesso a partire dalle proprie = radici.=20 Su questo si possono qui tentare solo alcuni accenni. Innanzitutto = c'=E8 da=20 chiedersi: che cosa significa veramente =AB progresso =BB; che = cosa promette e=20 che cosa non promette? Gi=E0 nel XIX secolo esisteva una critica = alla fede=20 nel progresso. Nel XX secolo, Theodor W. Adorno ha formulato la=20 problematicit=E0 della fede nel progresso in modo drastico: il = progresso,=20 visto da vicino, sarebbe il progresso dalla fionda alla megabomba. = Ora,=20 questo =E8, di fatto, un lato del progresso che non si deve = mascherare.=20 Detto altrimenti: si rende evidente l'ambiguit=E0 del progresso. = Senza=20 dubbio, esso offre nuove possibilit=E0 per il bene, ma apre anche=20 possibilit=E0 abissali di male =96 possibilit=E0 che prima non = esistevano. Noi=20 tutti siamo diventati testimoni di come il progresso in mani = sbagliate=20 possa diventare e sia diventato, di fatto, un progresso terribile = nel=20 male. Se al progresso tecnico non corrisponde un progresso nella=20 formazione etica dell'uomo, nella crescita dell'uomo interiore = (cfr Ef=20 3,16; 2 Cor 4,16), allora esso non =E8 un progresso, ma = una=20 minaccia per l'uomo e per il mondo.

23. Per quanto riguarda i due grandi temi =AB = ragione =BB e =AB=20 libert=E0 =BB, qui possono essere solo accennate quelle domande = che sono con=20 essi collegate. S=EC, la ragione =E8 il grande dono di Dio = all'uomo, e la=20 vittoria della ragione sull'irrazionalit=E0 =E8 anche uno scopo = della fede=20 cristiana. Ma quand'=E8 che la ragione domina veramente? Quando si = =E8=20 staccata da Dio? Quando =E8 diventata cieca per Dio? La ragione = del potere e=20 del fare =E8 gi=E0 la ragione intera? Se il progresso per essere = progresso ha=20 bisogno della crescita morale dell'umanit=E0, allora la ragione = del potere e=20 del fare deve altrettanto urgentemente essere integrata mediante=20 l'apertura della ragione alle forze salvifiche della fede, al=20 discernimento tra bene e male. Solo cos=EC diventa una ragione = veramente=20 umana. Diventa umana solo se =E8 in grado di indicare la strada = alla=20 volont=E0, e di questo =E8 capace solo se guarda oltre se stessa. = In caso=20 contrario la situazione dell'uomo, nello squilibrio tra capacit=E0 = materiale=20 e mancanza di giudizio del cuore, diventa una minaccia per lui e = per il=20 creato. Cos=EC in tema di libert=E0, bisogna ricordare che la = libert=E0 umana=20 richiede sempre un concorso di varie libert=E0. Questo concorso, = tuttavia,=20 non pu=F2 riuscire, se non =E8 determinato da un comune intrinseco = criterio di=20 misura, che =E8 fondamento e meta della nostra libert=E0. = Diciamolo ora in=20 modo molto semplice: l'uomo ha bisogno di Dio, altrimenti resta = privo di=20 speranza. Visti gli sviluppi dell'et=E0 moderna, l'affermazione di = san Paolo=20 citata all'inizio (cfr Ef 2,12) si rivela molto realistica = e=20 semplicemente vera. Non vi =E8 dubbio, pertanto, che un =AB regno = di Dio =BB=20 realizzato senza Dio =96 un regno quindi dell'uomo solo =96 si = risolve=20 inevitabilmente nella =AB fine perversa =BB di tutte le cose = descritta da=20 Kant: l'abbiamo visto e lo vediamo sempre di nuovo. Ma non vi =E8 = neppure=20 dubbio che Dio entra veramente nelle cose umane solo se non =E8 = soltanto da=20 noi pensato, ma se Egli stesso ci viene incontro e ci parla. Per = questo la=20 ragione ha bisogno della fede per arrivare ad essere totalmente se = stessa:=20 ragione e fede hanno bisogno l'una dell'altra per realizzare la = loro vera=20 natura e la loro missione.

La vera fisionomia della speranza=20 cristiana

24. Chiediamoci ora di nuovo: che cosa possiamo = sperare? E=20 che cosa non possiamo sperare? Innanzitutto dobbiamo costatare che = un=20 progresso addizionabile =E8 possibile solo in campo materiale. = Qui, nella=20 conoscenza crescente delle strutture della materia e in = corrispondenza=20 alle invenzioni sempre pi=F9 avanzate, si d=E0 chiaramente una = continuit=E0 del=20 progresso verso una padronanza sempre pi=F9 grande della natura. = Nell'ambito=20 invece della consapevolezza etica e della decisione morale non = c'=E8 una=20 simile possibilit=E0 di addizione per il semplice motivo che la = libert=E0=20 dell'uomo =E8 sempre nuova e deve sempre nuovamente prendere le = sue=20 decisioni. Non sono mai semplicemente gi=E0 prese per noi da altri = =96 in tal=20 caso, infatti, non saremmo pi=F9 liberi. La libert=E0 presuppone = che nelle=20 decisioni fondamentali ogni uomo, ogni generazione sia un nuovo = inizio.=20 Certamente, le nuove generazioni possono costruire sulle = conoscenze e=20 sulle esperienze di coloro che le hanno precedute, come possono = attingere=20 al tesoro morale dell'intera umanit=E0. Ma possono anche = rifiutarlo, perch=E9=20 esso non pu=F2 avere la stessa evidenza delle invenzioni = materiali. Il=20 tesoro morale dell'umanit=E0 non =E8 presente come sono presenti = gli strumenti=20 che si usano; esso esiste come invito alla libert=E0 e come = possibilit=E0 per=20 essa. Ma ci=F2 significa che:

a) il retto stato delle cose umane, il = benessere=20 morale del mondo non pu=F2 mai essere garantito semplicemente = mediante=20 strutture, per quanto valide esse siano. Tali strutture sono non = solo=20 importanti, ma necessarie; esse tuttavia non possono e non devono = mettere=20 fuori gioco la libert=E0 dell'uomo. Anche le strutture migliori = funzionano=20 soltanto se in una comunit=E0 sono vive delle convinzioni che = siano in grado=20 di motivare gli uomini ad una libera adesione all'ordinamento = comunitario.=20 La libert=E0 necessita di una convinzione; una convinzione non = esiste da s=E9,=20 ma deve essere sempre di nuovo riconquistata comunitariamente.

b) Poich=E9 l'uomo rimane sempre libero e = poich=E9 la sua=20 libert=E0 =E8 sempre anche fragile, non esister=E0 mai in questo = mondo il regno=20 del bene definitivamente consolidato. Chi promette il mondo = migliore che=20 durerebbe irrevocabilmente per sempre, fa una promessa falsa; egli = ignora=20 la libert=E0 umana. La libert=E0 deve sempre di nuovo essere = conquistata per=20 il bene. La libera adesione al bene non esiste mai semplicemente = da s=E9. Se=20 ci fossero strutture che fissassero in modo irrevocabile una = determinata =96=20 buona =96 condizione del mondo, sarebbe negata la libert=E0 = dell'uomo, e per=20 questo motivo non sarebbero, in definitiva, per nulla strutture = buone.

25. Conseguenza di quanto detto =E8 che la sempre = nuova=20 faticosa ricerca di retti ordinamenti per le cose umane =E8 = compito di ogni=20 generazione; non =E8 mai compito semplicemente concluso. Ogni = generazione,=20 tuttavia, deve anche recare il proprio contributo per stabilire=20 convincenti ordinamenti di libert=E0 e di bene, che aiutino la = generazione=20 successiva come orientamento per l'uso retto della libert=E0 umana = e diano=20 cos=EC, sempre nei limiti umani, una certa garanzia anche per il = futuro. In=20 altre parole: le buone strutture aiutano, ma da sole non bastano. = L'uomo=20 non pu=F2 mai essere redento semplicemente dall'esterno. Francesco = Bacone e=20 gli aderenti alla corrente di pensiero dell'et=E0 moderna a lui = ispirata,=20 nel ritenere che l'uomo sarebbe stato redento mediante la scienza, = sbagliavano. Con una tale attesa si chiede troppo alla scienza; = questa=20 specie di speranza =E8 fallace. La scienza pu=F2 contribuire molto = all'umanizzazione del mondo e dell'umanit=E0. Essa per=F2 pu=F2 = anche=20 distruggere l'uomo e il mondo, se non viene orientata da forze che = si=20 trovano al di fuori di essa. D'altra parte, dobbiamo anche = constatare che=20 il cristianesimo moderno, di fronte ai successi della scienza = nella=20 progressiva strutturazione del mondo, si era in gran parte = concentrato=20 soltanto sull'individuo e sulla sua salvezza. Con ci=F2 ha = ristretto=20 l'orizzonte della sua speranza e non ha neppure riconosciuto=20 sufficientemente la grandezza del suo compito =96 anche se resta = grande ci=F2=20 che ha continuato a fare nella formazione dell'uomo e nella cura = dei=20 deboli e dei sofferenti.

26. Non =E8 la scienza che redime l'uomo. L'uomo = viene redento=20 mediante l'amore. Ci=F2 vale gi=E0 nell'ambito puramente = intramondano. Quando=20 uno nella sua vita fa l'esperienza di un grande amore, quello =E8 = un momento=20 di =AB redenzione =BB che d=E0 un senso nuovo alla sua vita. Ma = ben presto egli=20 si render=E0 anche conto che l'amore a lui donato non risolve, da = solo, il=20 problema della sua vita. =C8 un amore che resta fragile. Pu=F2 = essere=20 distrutto dalla morte. L'essere umano ha bisogno dell'amore=20 incondizionato. Ha bisogno di quella certezza che gli fa dire: =AB = N=E9 morte=20 n=E9 vita, n=E9 angeli n=E9 principati, n=E9 presente n=E9 = avvenire, n=E9 potenze, n=E9=20 altezze n=E9 profondit=E0, n=E9 alcun'altra creatura potr=E0 mai = separarci=20 dall'amore di Dio, che =E8 in Cristo Ges=F9, nostro Signore =BB = (Rm=20 8,38-39). Se esiste questo amore assoluto con la sua certezza = assoluta,=20 allora =96 soltanto allora =96 l'uomo =E8 =AB redento =BB, = qualunque cosa gli accada=20 nel caso particolare. =C8 questo che si intende, quando diciamo: = Ges=F9 Cristo=20 ci ha =AB redenti =BB. Per mezzo di Lui siamo diventati certi di = Dio =96 di un=20 Dio che non costituisce una lontana =AB causa prima =BB del mondo, = perch=E9 il=20 suo Figlio unigenito si =E8 fatto uomo e di Lui ciascuno pu=F2 = dire: =AB Vivo=20 nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso = per me =BB=20 (Gal 2,20).

27. In questo senso =E8 vero che chi non conosce = Dio, pur=20 potendo avere molteplici speranze, in fondo =E8 senza speranza, = senza la=20 grande speranza che sorregge tutta la vita (cfr Ef 2,12). = La vera,=20 grande speranza dell'uomo, che resiste nonostante tutte le = delusioni, pu=F2=20 essere solo Dio =96 il Dio che ci ha amati e ci ama tuttora =AB = sino alla fine=20 =BB, =AB fino al pieno compimento =BB (cfr Gv 13,1 e 19, = 30). Chi viene=20 toccato dall'amore comincia a intuire che cosa propriamente = sarebbe =AB vita=20 =BB. Comincia a intuire che cosa vuole dire la parola di speranza = che=20 abbiamo incontrato nel rito del Battesimo: dalla fede aspetto la = =AB vita=20 eterna =BB =96 la vita vera che, interamente e senza minacce, in = tutta la sua=20 pienezza =E8 semplicemente vita. Ges=F9 che di s=E9 ha detto di = essere venuto=20 perch=E9 noi abbiamo la vita e l'abbiamo in pienezza, in = abbondanza (cfr=20 Gv 10,10), ci ha anche spiegato che cosa significhi =AB vita = =BB: =AB Questa=20 =E8 la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui = che hai=20 mandato, Ges=F9 Cristo =BB (Gv 17,3). La vita nel senso = vero non la si=20 ha in s=E9 da soli e neppure solo da s=E9: essa =E8 una relazione. = E la vita=20 nella sua totalit=E0 =E8 relazione con Colui che =E8 la sorgente = della vita. Se=20 siamo in relazione con Colui che non muore, che =E8 la Vita stessa = e lo=20 stesso Amore, allora siamo nella vita. Allora =AB viviamo =BB.

28. Ma ora sorge la domanda: in questo modo non = siamo forse=20 ricascati nuovamente nell'individualismo della salvezza? Nella = speranza=20 solo per me, che poi, appunto, non =E8 una speranza vera, perch=E9 = dimentica e=20 trascura gli altri? No. Il rapporto con Dio si stabilisce = attraverso la=20 comunione con Ges=F9 =96 da soli e con le sole nostre = possibilit=E0 non ci=20 arriviamo. La relazione con Ges=F9, per=F2, =E8 una relazione con = Colui che ha=20 dato se stesso in riscatto per tutti noi (cfr 1 Tm 2,6). = L'essere=20 in comunione con Ges=F9 Cristo ci coinvolge nel suo essere =AB per = tutti =BB, ne=20 fa il nostro modo di essere. Egli ci impegna per gli altri, ma = solo nella=20 comunione con Lui diventa possibile esserci veramente per gli = altri, per=20 l'insieme. Vorrei, in questo contesto, citare il grande dottore = greco=20 della Chiesa, san Massimo il Confessore (=86 662), il quale = dapprima esorta=20 a non anteporre nulla alla conoscenza ed all'amore di Dio, ma poi = arriva=20 subito ad applicazioni molto pratiche: =AB Chi ama Dio non pu=F2 = riservare il=20 denaro per s=E9. Lo distribuisce in modo =91divino' [...] nello = stesso modo=20 secondo la misura della giustizia =BB[19]. Dall'amore verso Dio consegue la = partecipazione=20 alla giustizia e alla bont=E0 di Dio verso gli altri; amare Dio = richiede la=20 libert=E0 interiore di fronte ad ogni possesso e a tutte le cose = materiali:=20 l'amore di Dio si rivela nella responsabilit=E0 per l'altro[20]. La stessa connessione tra amore di Dio e = responsabilit=E0 per gli uomini possiamo osservare in modo = toccante nella=20 vita di sant'Agostino. Dopo la sua conversione alla fede cristiana = egli,=20 insieme con alcuni amici di idee affini, voleva condurre una vita = che=20 fosse dedicata totalmente alla parola di Dio e alle cose eterne. = Intendeva=20 realizzare con valori cristiani l'ideale della vita contemplativa = espressa=20 dalla grande filosofia greca, scegliendo in questo modo =AB la = parte=20 migliore =BB (cfr Lc 10,42). Ma le cose andarono = diversamente. Mentre=20 partecipava alla Messa domenicale nella citt=E0 portuale di = Ippona, fu dal=20 Vescovo chiamato fuori dalla folla e costretto a lasciarsi = ordinare per=20 l'esercizio del ministero sacerdotale in quella citt=E0. Guardando = retrospettivamente a quell'ora egli scrive nelle sue = Confessioni: =AB=20 Atterrito dai miei peccati e dalla mole della mia miseria, avevo = ventilato=20 in cuor mio e meditato la fuga nella solitudine. Ma tu me l'hai = impedito e=20 mi hai confortato con la tua parola: =AB Cristo =E8 morto per = tutti, perch=E9=20 quelli che vivono non vivano pi=F9 per se stessi, ma per colui che = =E8 morto=20 per tutti =BB (cfr 2 Cor 5,15) =BB[21]. Cristo =E8 morto per tutti. Vivere per = Lui significa=20 lasciarsi coinvolgere nel suo =AB essere per =BB.

29. Per Agostino ci=F2 signific=F2 una vita = totalmente nuova.=20 Egli una volta descrisse cos=EC la sua quotidianit=E0: =AB = Correggere gli=20 indisciplinati, confortare i pusillanimi, sostenere i deboli, = confutare=20 gli oppositori, guardarsi dai maligni, istruire gli ignoranti, = stimolare i=20 negligenti, frenare i litigiosi, moderare gli ambiziosi, = incoraggiare gli=20 sfiduciati, pacificare i contendenti, aiutare i bisognosi, = liberare gli=20 oppressi, mostrare approvazione ai buoni, tollerare i cattivi e = [ahim=E8!]=20 amare tutti =BB[22]. =AB =C8 il Vangelo che mi spaventa = =BB[23] =96 quello spavento salutare che ci = impedisce di=20 vivere per noi stessi e che ci spinge a trasmettere la nostra = comune=20 speranza. Di fatto, proprio questa era l'intenzione di Agostino: = nella=20 situazione difficile dell'impero romano, che minacciava anche = l'Africa=20 romana e, alla fine della vita di Agostino, addirittura la = distrusse,=20 trasmettere speranza =96 la speranza che gli veniva dalla fede e = che, in=20 totale contrasto col suo temperamento introverso, lo rese capace = di=20 partecipare decisamente e con tutte le forze all'edificazione = della citt=E0.=20 Nello stesso capitolo delle Confessioni, in cui abbiamo or = ora=20 visto il motivo decisivo del suo impegno =AB per tutti =BB, egli = dice: Cristo=20 =AB intercede per noi, altrimenti dispererei. Sono molte e pesanti = le=20 debolezze, molte e pesanti, ma pi=F9 abbondante =E8 la tua = medicina. Avremmo=20 potuto credere che la tua Parola fosse lontana dal contatto = dell'uomo e=20 disperare di noi, se questa Parola non si fosse fatta carne e non = avesse=20 abitato in mezzo a noi =BB[24]. In virt=F9 della sua speranza, Agostino = si =E8=20 prodigato per la gente semplice e per la sua citt=E0 =96 ha = rinunciato alla=20 sua nobilt=E0 spirituale e ha predicato ed agito in modo semplice = per la=20 gente semplice.

30. Riassumiamo ci=F2 che finora =E8 emerso nello = sviluppo delle=20 nostre riflessioni. L'uomo ha, nel succedersi dei giorni, molte = speranze =96=20 pi=F9 piccole o pi=F9 grandi =96 diverse nei diversi periodi della = sua vita. A=20 volte pu=F2 sembrare che una di queste speranze lo soddisfi = totalmente e che=20 non abbia bisogno di altre speranze. Nella giovent=F9 pu=F2 essere = la speranza=20 del grande e appagante amore; la speranza di una certa posizione = nella=20 professione, dell'uno o dell'altro successo determinante per il = resto=20 della vita. Quando, per=F2, queste speranze si realizzano, appare = con=20 chiarezza che ci=F2 non era, in realt=E0, il tutto. Si rende = evidente che=20 l'uomo ha bisogno di una speranza che vada oltre. Si rende = evidente che=20 pu=F2 bastargli solo qualcosa di infinito, qualcosa che sar=E0 = sempre pi=F9 di=20 ci=F2 che egli possa mai raggiungere. In questo senso il tempo = moderno ha=20 sviluppato la speranza dell'instaurazione di un mondo perfetto = che, grazie=20 alle conoscenze della scienza e ad una politica scientificamente = fondata,=20 sembrava esser diventata realizzabile. Cos=EC la speranza biblica = del regno=20 di Dio =E8 stata rimpiazzata dalla speranza del regno dell'uomo, = dalla=20 speranza di un mondo migliore che sarebbe il vero =AB regno di Dio = =BB. Questa=20 sembrava finalmente la speranza grande e realistica, di cui l'uomo = ha=20 bisogno. Essa era in grado di mobilitare =96 per un certo tempo = =96 tutte le=20 energie dell'uomo; il grande obiettivo sembrava meritevole di ogni = impegno. Ma nel corso del tempo apparve chiaro che questa speranza = fugge=20 sempre pi=F9 lontano. Innanzitutto ci si rese conto che questa era = forse una=20 speranza per gli uomini di dopodomani, ma non una speranza per me. = E=20 bench=E9 il =AB per tutti =BB faccia parte della grande speranza = =96 non posso,=20 infatti, diventare felice contro e senza gli altri =96 resta vero = che una=20 speranza che non riguardi me in persona non =E8 neppure una vera = speranza. E=20 divent=F2 evidente che questa era una speranza contro la = libert=E0, perch=E9 la=20 situazione delle cose umane dipende in ogni generazione nuovamente = dalla=20 libera decisione degli uomini che ad essa appartengono. Se questa = libert=E0,=20 a causa delle condizioni e delle strutture, fosse loro tolta, il = mondo, in=20 fin dei conti, non sarebbe buono, perch=E9 un mondo senza = libert=E0 non =E8 per=20 nulla un mondo buono. Cos=EC, pur essendo necessario un continuo = impegno per=20 il miglioramento del mondo, il mondo migliore di domani non pu=F2 = essere il=20 contenuto proprio e sufficiente della nostra speranza. E sempre a = questo=20 proposito si pone la domanda: Quando =E8 =AB migliore =BB il = mondo? Che cosa lo=20 rende buono? Secondo quale criterio si pu=F2 valutare il suo = essere buono? E=20 per quali vie si pu=F2 raggiungere questa =AB bont=E0 =BB?

31. Ancora: noi abbiamo bisogno delle speranze =96 = pi=F9 piccole=20 o pi=F9 grandi =96 che, giorno per giorno, ci mantengono in = cammino. Ma senza=20 la grande speranza, che deve superare tutto il resto, esse non = bastano.=20 Questa grande speranza pu=F2 essere solo Dio, che abbraccia = l'universo e che=20 pu=F2 proporci e donarci ci=F2 che, da soli, non possiamo = raggiungere. Proprio=20 l'essere gratificato di un dono fa parte della speranza. Dio =E8 = il=20 fondamento della speranza =96 non un qualsiasi dio, ma quel Dio = che possiede=20 un volto umano e che ci ha amati sino alla fine: ogni singolo e = l'umanit=E0=20 nel suo insieme. Il suo regno non =E8 un aldil=E0 immaginario, = posto in un=20 futuro che non arriva mai; il suo regno =E8 presente l=E0 dove = Egli =E8 amato e=20 dove il suo amore ci raggiunge. Solo il suo amore ci d=E0 la = possibilit=E0 di=20 perseverare con ogni sobriet=E0 giorno per giorno, senza perdere = lo slancio=20 della speranza, in un mondo che, per sua natura, =E8 imperfetto. E = il suo=20 amore, allo stesso tempo, =E8 per noi la garanzia che esiste ci=F2 = che solo=20 vagamente intuiamo e, tuttavia, nell'intimo aspettiamo: la vita = che =E8 =AB=20 veramente =BB vita. Cerchiamo di concretizzare ulteriormente = questa idea in=20 un'ultima parte, rivolgendo la nostra attenzione ad alcuni =AB = luoghi =BB di=20 pratico apprendimento ed esercizio della speranza.

=AB Luoghi =BB di apprendimento e di = esercizio della=20 speranza

I. La preghiera come scuola della = speranza

32. Un primo essenziale luogo di apprendimento = della=20 speranza =E8 la preghiera. Se non mi ascolta pi=F9 nessuno, Dio mi = ascolta=20 ancora. Se non posso pi=F9 parlare con nessuno, pi=F9 nessuno = invocare, a Dio=20 posso sempre parlare. Se non c'=E8 pi=F9 nessuno che possa = aiutarmi =96 dove si=20 tratta di una necessit=E0 o di un'attesa che supera l'umana = capacit=E0 di=20 sperare =96 Egli pu=F2 aiutarmi[25]. Se sono relegato in estrema = solitudine...; ma=20 l'orante non =E8 mai totalmente solo. Da tredici anni di = prigionia, di cui=20 nove in isolamento, l'indimenticabile Cardinale Nguyen Van Thuan = ci ha=20 lasciato un prezioso libretto: Preghiere di speranza. = Durante=20 tredici anni di carcere, in una situazione di disperazione = apparentemente=20 totale, l'ascolto di Dio, il poter parlargli, divenne per lui una=20 crescente forza di speranza, che dopo il suo rilascio gli = consent=EC di=20 diventare per gli uomini in tutto il mondo un testimone della = speranza =96=20 di quella grande speranza che anche nelle notti della solitudine = non=20 tramonta.

33. In modo molto bello Agostino ha illustrato = l'intima=20 relazione tra preghiera e speranza in una omelia sulla Prima = Lettera di=20 Giovanni. Egli definisce la preghiera come un esercizio del = desiderio.=20 L'uomo =E8 stato creato per una realt=E0 grande =96 per Dio = stesso, per essere=20 riempito da Lui. Ma il suo cuore =E8 troppo stretto per la grande = realt=E0 che=20 gli =E8 assegnata. Deve essere allargato. =AB Rinviando [il suo = dono], Dio=20 allarga il nostro desiderio; mediante il desiderio allarga l'animo = e=20 dilatandolo lo rende pi=F9 capace [di accogliere Lui stesso] =BB. = Agostino=20 rimanda a san Paolo che dice di s=E9 di vivere proteso verso le = cose che=20 devono venire (cfr Fil 3,13). Poi usa un'immagine molto = bella per=20 descrivere questo processo di allargamento e di preparazione del = cuore=20 umano. =AB Supponi che Dio ti voglia riempire di miele [simbolo = della=20 tenerezza di Dio e della sua bont=E0]. Se tu, per=F2, sei pieno di = aceto, dove=20 metterai il miele? =BB Il vaso, cio=E8 il cuore, deve prima essere = allargato e=20 poi pulito: liberato dall'aceto e dal suo sapore. Ci=F2 richiede = lavoro,=20 costa dolore, ma solo cos=EC si realizza l'adattamento a ci=F2 a = cui siamo=20 destinati[26]. Anche se Agostino parla direttamente = solo della=20 ricettivit=E0 per Dio, appare tuttavia chiaro che l'uomo, in = questo lavoro=20 col quale si libera dall'aceto e dal sapore dell'aceto, non = diventa solo=20 libero per Dio, ma appunto si apre anche agli altri. Solo = diventando figli=20 di Dio, infatti, possiamo stare con il nostro Padre comune. = Pregare non=20 significa uscire dalla storia e ritirarsi nell'angolo privato = della=20 propria felicit=E0. Il giusto modo di pregare =E8 un processo di = purificazione=20 interiore che ci fa capaci per Dio e, proprio cos=EC, anche capaci = per gli=20 uomini. Nella preghiera l'uomo deve imparare che cosa egli possa = veramente=20 chiedere a Dio =96 che cosa sia degno di Dio. Deve imparare che = non pu=F2=20 pregare contro l'altro. Deve imparare che non pu=F2 chiedere le = cose=20 superficiali e comode che desidera al momento =96 la piccola = speranza=20 sbagliata che lo conduce lontano da Dio. Deve purificare i suoi = desideri e=20 le sue speranze. Deve liberarsi dalle menzogne segrete con cui = inganna se=20 stesso: Dio le scruta, e il confronto con Dio costringe l'uomo a=20 riconoscerle pure lui. =AB Le inavvertenze chi le discerne? = Assolvimi dalle=20 colpe che non vedo =BB, prega il Salmista (19[18],13). Il non = riconoscimento=20 della colpa, l'illusione di innocenza non mi giustifica e non mi = salva,=20 perch=E9 l'intorpidimento della coscienza, l'incapacit=E0 di = riconoscere il=20 male come tale in me, =E8 colpa mia. Se non c'=E8 Dio, devo forse = rifugiarmi=20 in tali menzogne, perch=E9 non c'=E8 nessuno che possa perdonarmi, = nessuno che=20 sia la misura vera. L'incontro invece con Dio risveglia la mia = coscienza,=20 perch=E9 essa non mi fornisca pi=F9 un'autogiustificazione, non = sia pi=F9 un=20 riflesso di me stesso e dei contemporanei che mi condizionano, ma = diventi=20 capacit=E0 di ascolto del Bene stesso.

34. Affinch=E9 la preghiera sviluppi questa forza=20 purificatrice, essa deve, da una parte, essere molto personale, un = confronto del mio io con Dio, con il Dio vivente. Dall'altra, = tuttavia,=20 essa deve essere sempre di nuovo guidata ed illuminata dalle = grandi=20 preghiere della Chiesa e dei santi, dalla preghiera liturgica, = nella quale=20 il Signore ci insegna continuamente a pregare nel modo giusto. Il=20 Cardinale Nguyen Van Thuan, nel suo libro di Esercizi spirituali, = ha=20 raccontato come nella sua vita c'erano stati lunghi periodi di = incapacit=E0=20 di pregare e come egli si era aggrappato alle parole di preghiera = della=20 Chiesa: al Padre nostro, all'Ave Maria e alle preghiere della = Liturgia[27]. Nel pregare deve sempre esserci questo = intreccio=20 tra preghiera pubblica e preghiera personale. Cos=EC possiamo = parlare a Dio,=20 cos=EC Dio parla a noi. In questo modo si realizzano in noi le=20 purificazioni, mediante le quali diventiamo capaci di Dio e siamo = resi=20 idonei al servizio degli uomini. Cos=EC diventiamo capaci della = grande=20 speranza e cos=EC diventiamo ministri della speranza per gli = altri: la=20 speranza in senso cristiano =E8 sempre anche speranza per gli = altri. Ed =E8=20 speranza attiva, nella quale lottiamo perch=E9 le cose non vadano = verso =AB la=20 fine perversa =BB. =C8 speranza attiva proprio anche nel senso che = teniamo il=20 mondo aperto a Dio. Solo cos=EC essa rimane anche speranza = veramente=20 umana.

II. Agire e soffrire come luoghi di = apprendimento della=20 speranza

35. Ogni agire serio e retto dell'uomo =E8 = speranza in atto.=20 Lo =E8 innanzitutto nel senso che cerchiamo cos=EC di portare = avanti le nostre=20 speranze, pi=F9 piccole o pi=F9 grandi: risolvere questo o = quell'altro compito=20 che per l'ulteriore cammino della nostra vita =E8 importante; col = nostro=20 impegno dare un contributo affinch=E9 il mondo diventi un po' = pi=F9 luminoso e=20 umano e cos=EC si aprano anche le porte verso il futuro. Ma = l'impegno=20 quotidiano per la prosecuzione della nostra vita e per il futuro=20 dell'insieme ci stanca o si muta in fanatismo, se non ci illumina = la luce=20 di quella grande speranza che non pu=F2 essere distrutta neppure = da=20 insuccessi nel piccolo e dal fallimento in vicende di portata = storica. Se=20 non possiamo sperare pi=F9 di quanto =E8 effettivamente = raggiungibile di volta=20 in volta e di quanto di sperabile le autorit=E0 politiche ed = economiche ci=20 offrono, la nostra vita si riduce ben presto ad essere priva di = speranza.=20 =C8 importante sapere: io posso sempre ancora sperare, anche se = per la mia=20 vita o per il momento storico che sto vivendo apparentemente non = ho pi=F9=20 niente da sperare. Solo la grande speranza-certezza che, = nonostante tutti=20 i fallimenti, la mia vita personale e la storia nel suo insieme = sono=20 custodite nel potere indistruttibile dell'Amore e, grazie ad esso, = hanno=20 per esso un senso e un'importanza, solo una tale speranza pu=F2 in = quel caso=20 dare ancora il coraggio di operare e di proseguire. Certo, non = possiamo =AB=20 costruire =BB il regno di Dio con le nostre forze =96 ci=F2 che = costruiamo=20 rimane sempre regno dell'uomo con tutti i limiti che sono propri = della=20 natura umana. Il regno di Dio =E8 un dono, e proprio per questo = =E8 grande e=20 bello e costituisce la risposta alla speranza. E non possiamo =96 = per usare=20 la terminologia classica =96 =AB meritare =BB il cielo con le = nostre opere. Esso=20 =E8 sempre pi=F9 di quello che meritiamo, cos=EC come l'essere = amati non =E8 mai=20 una cosa =AB meritata =BB, ma sempre un dono. Tuttavia, con tutta = la nostra=20 consapevolezza del =AB plusvalore =BB del cielo, rimane anche = sempre vero che=20 il nostro agire non =E8 indifferente davanti a Dio e quindi non = =E8 neppure=20 indifferente per lo svolgimento della storia. Possiamo aprire noi = stessi e=20 il mondo all'ingresso di Dio: della verit=E0, dell'amore, del = bene. =C8 quanto=20 hanno fatto i santi che, come =AB collaboratori di Dio =BB, hanno = contribuito=20 alla salvezza del mondo (cfr 1 Cor 3,9; 1 Ts 3,2). = Possiamo=20 liberare la nostra vita e il mondo dagli avvelenamenti e dagli=20 inquinamenti che potrebbero distruggere il presente e il futuro. = Possiamo=20 scoprire e tenere pulite le fonti della creazione e cos=EC, = insieme con la=20 creazione che ci precede come dono, fare ci=F2 che =E8 giusto = secondo le sue=20 intrinseche esigenze e la sua finalit=E0. Ci=F2 conserva un senso = anche se,=20 per quel che appare, non abbiamo successo o sembriamo impotenti di = fronte=20 al sopravvento di forze ostili. Cos=EC, per un verso, dal nostro = operare=20 scaturisce speranza per noi e per gli altri; allo stesso tempo, = per=F2, =E8 la=20 grande speranza poggiante sulle promesse di Dio che, nei momenti = buoni=20 come in quelli cattivi, ci d=E0 coraggio e orienta il nostro = agire.

36. Come l'agire, anche la sofferenza fa parte=20 dell'esistenza umana. Essa deriva, da una parte, dalla nostra = finitezza,=20 dall'altra, dalla massa di colpa che, nel corso della storia, si = =E8=20 accumulata e anche nel presente cresce in modo inarrestabile. = Certamente=20 bisogna fare tutto il possibile per diminuire la sofferenza: = impedire, per=20 quanto possibile, la sofferenza degli innocenti; calmare i dolori; = aiutare=20 a superare le sofferenze psichiche. Sono tutti doveri sia della = giustizia=20 che dell'amore che rientrano nelle esigenze fondamentali = dell'esistenza=20 cristiana e di ogni vita veramente umana. Nella lotta contro il = dolore=20 fisico si =E8 riusciti a fare grandi progressi; la sofferenza = degli=20 innocenti e anche le sofferenze psichiche sono piuttosto aumentate = nel=20 corso degli ultimi decenni. S=EC, dobbiamo fare di tutto per = superare la=20 sofferenza, ma eliminarla completamente dal mondo non sta nelle = nostre=20 possibilit=E0 =96 semplicemente perch=E9 non possiamo scuoterci di = dosso la=20 nostra finitezza e perch=E9 nessuno di noi =E8 in grado di = eliminare il potere=20 del male, della colpa che =96 lo vediamo =96 =E8 continuamente = fonte di=20 sofferenza. Questo potrebbe realizzarlo solo Dio: solo un Dio che=20 personalmente entra nella storia facendosi uomo e soffre in essa. = Noi=20 sappiamo che questo Dio c'=E8 e che perci=F2 questo potere che =AB = toglie il=20 peccato del mondo =BB (Gv 1,29) =E8 presente nel mondo. Con = la fede=20 nell'esistenza di questo potere, =E8 emersa nella storia la = speranza della=20 guarigione del mondo. Ma si tratta, appunto, di speranza e non = ancora di=20 compimento; speranza che ci d=E0 il coraggio di metterci dalla = parte del=20 bene anche l=E0 dove la cosa sembra senza speranza, nella = consapevolezza=20 che, stando allo svolgimento della storia cos=EC come appare = all'esterno, il=20 potere della colpa rimane anche nel futuro una presenza = terribile.

37. Ritorniamo al nostro tema. Possiamo cercare di = limitare=20 la sofferenza, di lottare contro di essa, ma non possiamo = eliminarla.=20 Proprio l=E0 dove gli uomini, nel tentativo di evitare ogni = sofferenza,=20 cercano di sottrarsi a tutto ci=F2 che potrebbe significare = patimento, l=E0=20 dove vogliono risparmiarsi la fatica e il dolore della verit=E0, = dell'amore,=20 del bene, scivolano in una vita vuota, nella quale forse non = esiste quasi=20 pi=F9 il dolore, ma si ha tanto maggiormente l'oscura sensazione = della=20 mancanza di senso e della solitudine. Non =E8 lo scansare la = sofferenza, la=20 fuga davanti al dolore, che guarisce l'uomo, ma la capacit=E0 di = accettare=20 la tribolazione e in essa di maturare, di trovare senso mediante = l'unione=20 con Cristo, che ha sofferto con infinito amore. Vorrei in questo = contesto=20 citare alcune frasi di una lettera del martire vietnamita Paolo=20 Le-Bao-Thin (=86 1857), nelle quali diventa evidente questa = trasformazione=20 della sofferenza mediante la forza della speranza che proviene = dalla fede.=20 =AB Io, Paolo, prigioniero per il nome di Cristo, voglio farvi = conoscere le=20 tribolazioni nelle quali quotidianamente sono immerso, perch=E9 = infiammati=20 dal divino amore innalziate con me le vostre lodi a Dio: eterna = =E8 la sua=20 misericordia (cfr Sal 136 [135]). Questo carcere =E8 = davvero=20 un'immagine dell'inferno eterno: ai crudeli supplizi di ogni = genere, come=20 i ceppi, le catene di ferro, le funi, si aggiungono odio, = vendette,=20 calunnie, parole oscene, false accuse, cattiverie, giuramenti = iniqui,=20 maledizioni e infine angoscia e tristezza. Dio, che liber=F2 i tre = giovani=20 dalla fornace ardente, mi =E8 sempre vicino; e ha liberato anche = me da=20 queste tribolazioni, trasformandole in dolcezza: eterna =E8 la sua = misericordia. In mezzo a questi tormenti, che di solito piegano e = spezzano=20 gli altri, per la grazia di Dio sono pieno di gioia e letizia, = perch=E9 non=20 sono solo, ma Cristo =E8 con me [...] Come sopportare questo = orrendo=20 spettacolo, vedendo ogni giorno imperatori, mandarini e i loro = cortigiani,=20 che bestemmiano il tuo santo nome, Signore, che siedi sui = Cherubini=20 (cfr Sal 80 [79], 2) e i Serafini? Ecco, la tua croce =E8 = calpestata=20 dai piedi dei pagani! Dov'=E8 la tua gloria? Vedendo tutto questo=20 preferisco, nell'ardore della tua carit=E0, aver tagliate le = membra e morire=20 in testimonianza del tuo amore. Mostrami, Signore, la tua potenza, = vieni=20 in mio aiuto e salvami, perch=E9 nella mia debolezza sia = manifestata e=20 glorificata la tua forza davanti alle genti [...]. Fratelli = carissimi,=20 nell'udire queste cose, esultate e innalzate un perenne inno di = grazie a=20 Dio, fonte di ogni bene, e beneditelo con me: eterna =E8 la sua=20 misericordia. [...] Vi scrivo tutto questo, perch=E9 la vostra e = la mia fede=20 formino una cosa sola. Mentre infuria la tempesta, getto l'ancora = fino al=20 trono di Dio: speranza viva, che =E8 nel mio cuore... =BB[28]. Questa =E8 una lettera dall'=AB inferno = =BB. Si palesa=20 tutto l'orrore di un campo di concentramento, in cui ai tormenti = da parte=20 dei tiranni s'aggiunge lo scatenamento del male nelle stesse = vittime che,=20 in questo modo, diventano pure esse ulteriori strumenti della = crudelt=E0=20 degli aguzzini. =C8 una lettera dall'inferno, ma in essa si avvera = la parola=20 del Salmo: =AB Se salgo in cielo, l=E0 tu sei, se scendo = negli inferi,=20 eccoti [...]. Se dico: =93Almeno l'oscurit=E0 mi copra=94 [...] = nemmeno le=20 tenebre per te sono oscure, e la notte =E8 chiara come il giorno; = per te le=20 tenebre sono come luce =BB (Sal 139 [138] 8-12; cfr anche = Sal=20 23 [22],4). Cristo =E8 disceso nell'=AB inferno =BB e cos=EC =E8 = vicino a chi vi=20 viene gettato, trasformando per lui le tenebre in luce. La = sofferenza, i=20 tormenti restano terribili e quasi insopportabili. =C8 sorta, = tuttavia, la=20 stella della speranza =96 l'ancora del cuore giunge fino al trono = di Dio.=20 Non viene scatenato il male nell'uomo, ma vince la luce: la = sofferenza =96=20 senza cessare di essere sofferenza =96 diventa nonostante tutto = canto di=20 lode.

38. La misura dell'umanit=E0 si determina = essenzialmente nel=20 rapporto con la sofferenza e col sofferente. Questo vale per il = singolo=20 come per la societ=E0. Una societ=E0 che non riesce ad accettare i = sofferenti=20 e non =E8 capace di contribuire mediante la com-passione a far = s=EC che la=20 sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente =E8 una = societ=E0=20 crudele e disumana. La societ=E0, per=F2, non pu=F2 accettare i = sofferenti e=20 sostenerli nella loro sofferenza, se i singoli non sono essi = stessi capaci=20 di ci=F2 e, d'altra parte, il singolo non pu=F2 accettare la = sofferenza=20 dell'altro se egli personalmente non riesce a trovare nella = sofferenza un=20 senso, un cammino di purificazione e di maturazione, un cammino di = speranza. Accettare l'altro che soffre significa, infatti, = assumere in=20 qualche modo la sua sofferenza, cosicch=E9 essa diventa anche mia. = Ma=20 proprio perch=E9 ora =E8 divenuta sofferenza condivisa, nella = quale c'=E8 la=20 presenza di un altro, questa sofferenza =E8 penetrata dalla luce = dell'amore.=20 La parola latina con-solatio, consolazione, lo esprime in = maniera=20 molto bella suggerendo un essere-con nella solitudine, che allora = non =E8=20 pi=F9 solitudine. Ma anche la capacit=E0 di accettare la = sofferenza per amore=20 del bene, della verit=E0 e della giustizia =E8 costitutiva per la = misura=20 dell'umanit=E0, perch=E9 se, in definitiva, il mio benessere, la = mia=20 incolumit=E0 =E8 pi=F9 importante della verit=E0 e della = giustizia, allora vige il=20 dominio del pi=F9 forte; allora regnano la violenza e la menzogna. = La verit=E0=20 e la giustizia devono stare al di sopra della mia comodit=E0 ed = incolumit=E0=20 fisica, altrimenti la mia stessa vita diventa menzogna. E infine, = anche il=20 =AB s=EC =BB all'amore =E8 fonte di sofferenza, perch=E9 l'amore = esige sempre=20 espropriazioni del mio io, nelle quali mi lascio potare e ferire. = L'amore=20 non pu=F2 affatto esistere senza questa rinuncia anche dolorosa a = me stesso,=20 altrimenti diventa puro egoismo e, con ci=F2, annulla se stesso = come=20 tale.

39. Soffrire con l'altro, per gli altri; soffrire = per amore=20 della verit=E0 e della giustizia; soffrire a causa dell'amore e = per=20 diventare una persona che ama veramente =96 questi sono elementi=20 fondamentali di umanit=E0, l'abbandono dei quali distruggerebbe = l'uomo=20 stesso. Ma ancora una volta sorge la domanda: ne siamo capaci? =C8 = l'altro=20 sufficientemente importante, perch=E9 per lui io diventi una = persona che=20 soffre? =C8 per me la verit=E0 tanto importante da ripagare la = sofferenza? =C8=20 cos=EC grande la promessa dell'amore da giustificare il dono di me = stesso?=20 Alla fede cristiana, nella storia dell'umanit=E0, spetta proprio = questo=20 merito di aver suscitato nell'uomo in maniera nuova e a una = profondit=E0=20 nuova la capacit=E0 di tali modi di soffrire che sono decisivi per = la sua=20 umanit=E0. La fede cristiana ci ha mostrato che verit=E0, = giustizia, amore non=20 sono semplicemente ideali, ma realt=E0 di grandissima densit=E0. = Ci ha=20 mostrato, infatti, che Dio =96 la Verit=E0 e l'Amore in persona = =96 ha voluto=20 soffrire per noi e con noi. Bernardo di Chiaravalle ha coniato la=20 meravigliosa espressione: Impassibilis est Deus, sed non=20 incompassibilis[29] =96 Dio non pu=F2 patire, ma pu=F2 = compatire. L'uomo ha=20 per Dio un valore cos=EC grande da essersi Egli stesso fatto uomo = per poter=20 com-patire con l'uomo, in modo molto reale, in carne e sangue, = come ci=20 viene dimostrato nel racconto della Passione di Ges=F9. Da l=EC in = ogni=20 sofferenza umana =E8 entrato uno che condivide la sofferenza e la=20 sopportazione; da l=EC si diffonde in ogni sofferenza la = con-solatio,=20 la consolazione dell'amore partecipe di Dio e cos=EC sorge la = stella della=20 speranza. Certo, nelle nostre molteplici sofferenze e prove = abbiamo sempre=20 bisogno anche delle nostre piccole o grandi speranze =96 di una = visita=20 benevola, della guarigione da ferite interne ed esterne, della = risoluzione=20 positiva di una crisi, e cos=EC via. Nelle prove minori questi = tipi di=20 speranza possono anche essere sufficienti. Ma nelle prove = veramente gravi,=20 nelle quali devo far mia la decisione definitiva di anteporre la = verit=E0 al=20 benessere, alla carriera, al possesso, la certezza della vera, = grande=20 speranza, di cui abbiamo parlato, diventa necessaria. Anche per = questo=20 abbiamo bisogno di testimoni, di martiri, che si sono donati = totalmente,=20 per farcelo da loro dimostrare =96 giorno dopo giorno. Ne abbiamo = bisogno=20 per preferire, anche nelle piccole alternative della = quotidianit=E0, il bene=20 alla comodit=E0 =96 sapendo che proprio cos=EC viviamo veramente = la vita.=20 Diciamolo ancora una volta: la capacit=E0 di soffrire per amore = della verit=E0=20 =E8 misura di umanit=E0. Questa capacit=E0 di soffrire, tuttavia, = dipende dal=20 genere e dalla misura della speranza che portiamo dentro di noi e = sulla=20 quale costruiamo. I santi poterono percorrere il grande cammino=20 dell'essere-uomo nel modo in cui Cristo lo ha percorso prima di = noi,=20 perch=E9 erano ricolmi della grande speranza.

40. Vorrei aggiungere ancora una piccola = annotazione non del=20 tutto irrilevante per le vicende di ogni giorno. Faceva parte di = una forma=20 di devozione, oggi forse meno praticata, ma non molto tempo fa = ancora=20 assai diffusa, il pensiero di poter =AB offrire =BB le piccole = fatiche del=20 quotidiano, che ci colpiscono sempre di nuovo come punzecchiature = pi=F9 o=20 meno fastidiose, conferendo cos=EC ad esse un senso. In questa = devozione=20 c'erano senz'altro cose esagerate e forse anche malsane, ma = bisogna=20 domandarsi se non vi era contenuto in qualche modo qualcosa di = essenziale=20 che potrebbe essere di aiuto. Che cosa vuol dire =AB offrire =BB? = Queste=20 persone erano convinte di poter inserire nel grande com-patire di = Cristo=20 le loro piccole fatiche, che entravano cos=EC a far parte in = qualche modo=20 del tesoro di compassione di cui il genere umano ha bisogno. In = questa=20 maniera anche le piccole seccature del quotidiano potrebbero = acquistare un=20 senso e contribuire all'economia del bene, dell'amore tra gli = uomini.=20 Forse dovremmo davvero chiederci se una tale cosa non potrebbe = ridiventare=20 una prospettiva sensata anche per noi.

III. Il Giudizio come luogo di apprendimento = e di=20 esercizio della speranza

41. Nel grande Credo della Chiesa la parte = centrale,=20 che tratta del mistero di Cristo a partire dalla nascita eterna = dal Padre=20 e dalla nascita temporale dalla Vergine Maria per giungere = attraverso la=20 croce e la risurrezione fino al suo ritorno, si conclude con le = parole: =AB=20 ...di nuovo verr=E0 nella gloria per giudicare i vivi e i morti = =BB. La=20 prospettiva del Giudizio, gi=E0 dai primissimi tempi, ha = influenzato i=20 cristiani fin nella loro vita quotidiana come criterio secondo cui = ordinare la vita presente, come richiamo alla loro coscienza e, al = contempo, come speranza nella giustizia di Dio. La fede in Cristo = non ha=20 mai guardato solo indietro n=E9 mai solo verso l'alto, ma sempre = anche in=20 avanti verso l'ora della giustizia che il Signore aveva = ripetutamente=20 preannunciato. Questo sguardo in avanti ha conferito al = cristianesimo la=20 sua importanza per il presente. Nella conformazione degli edifici = sacri=20 cristiani, che volevano rendere visibile la vastit=E0 storica e = cosmica=20 della fede in Cristo, divent=F2 abituale rappresentare sul lato = orientale il=20 Signore che ritorna come re =96 l'immagine della speranza =96, sul = lato=20 occidentale, invece, il Giudizio finale come immagine della = responsabilit=E0=20 per la nostra vita, una raffigurazione che guardava ed = accompagnava i=20 fedeli proprio nel loro cammino verso la quotidianit=E0. Nello = sviluppo=20 dell'iconografia, per=F2, =E8 poi stato dato sempre pi=F9 risalto = all'aspetto=20 minaccioso e lugubre del Giudizio, che ovviamente affascinava gli = artisti=20 pi=F9 dello splendore della speranza, che spesso veniva = eccessivamente=20 nascosto sotto la minaccia.

42. Nell'epoca moderna il pensiero del Giudizio = finale=20 sbiadisce: la fede cristiana viene individualizzata ed =E8 = orientata=20 soprattutto verso la salvezza personale dell'anima; la riflessione = sulla=20 storia universale, invece, =E8 in gran parte dominata dal pensiero = del=20 progresso. Il contenuto fondamentale dell'attesa del Giudizio, = tuttavia,=20 non =E8 semplicemente scomparso. Ora per=F2 assume una forma = totalmente=20 diversa. L'ateismo del XIX e del XX secolo =E8, secondo le sue = radici e la=20 sua finalit=E0, un moralismo: una protesta contro le ingiustizie = del mondo e=20 della storia universale. Un mondo, nel quale esiste una tale = misura di=20 ingiustizia, di sofferenza degli innocenti e di cinismo del = potere, non=20 pu=F2 essere l'opera di un Dio buono. Il Dio che avesse la = responsabilit=E0 di=20 un simile mondo, non sarebbe un Dio giusto e ancor meno un Dio = buono. =C8 in=20 nome della morale che bisogna contestare questo Dio. Poich=E9 non = c'=E8 un Dio=20 che crea giustizia, sembra che l'uomo stesso ora sia chiamato a = stabilire=20 la giustizia. Se di fronte alla sofferenza di questo mondo la = protesta=20 contro Dio =E8 comprensibile, la pretesa che l'umanit=E0 possa e = debba fare=20 ci=F2 che nessun Dio fa n=E9 =E8 in grado di fare, =E8 presuntuosa = ed=20 intrinsecamente non vera. Che da tale premessa siano conseguite le = pi=F9=20 grandi crudelt=E0 e violazioni della giustizia non =E8 un caso, ma = =E8 fondato=20 nella falsit=E0 intrinseca di questa pretesa. Un mondo che si deve = creare da=20 s=E9 la sua giustizia =E8 un mondo senza speranza. Nessuno e = niente risponde=20 per la sofferenza dei secoli. Nessuno e niente garantisce che il = cinismo=20 del potere =96 sotto qualunque accattivante rivestimento = ideologico si=20 presenti =96 non continui a spadroneggiare nel mondo. Cos=EC i = grandi=20 pensatori della scuola di Francoforte, Max Horkheimer e Theodor W. = Adorno,=20 hanno criticato in ugual modo l'ateismo come il teismo. Horkheimer = ha=20 radicalmente escluso che possa essere trovato un qualsiasi = surrogato=20 immanente per Dio, rifiutando allo stesso tempo per=F2 anche = l'immagine del=20 Dio buono e giusto. In una radicalizzazione estrema del divieto=20 veterotestamentario delle immagini, egli parla della =AB nostalgia = del=20 totalmente Altro =BB che rimane inaccessibile =96 un grido del = desiderio=20 rivolto alla storia universale. Anche Adorno si =E8 attenuto = decisamente a=20 questa rinuncia ad ogni immagine che, appunto, esclude anche l'=AB = immagine=20 =BB del Dio che ama. Ma egli ha anche sempre di nuovo sottolineato = questa=20 dialettica =AB negativa =BB e ha affermato che giustizia, una vera = giustizia,=20 richiederebbe un mondo =AB in cui non solo la sofferenza presente = fosse=20 annullata, ma anche revocato ci=F2 che =E8 irrevocabilmente = passato =BB[30]. Questo, per=F2, significherebbe =96 = espresso in=20 simboli positivi e quindi per lui inadeguati =96 che giustizia non = pu=F2=20 esservi senza risurrezione dei morti. Una tale prospettiva, = tuttavia,=20 comporterebbe =AB la risurrezione della carne, una cosa che = all'idealismo,=20 al regno dello spirito assoluto, =E8 totalmente estranea =BB[31].

43. Dalla rigorosa rinuncia ad ogni immagine, che = fa parte=20 del primo Comandamento di Dio (cfr Es 20,4), pu=F2 e deve = imparare=20 sempre di nuovo anche il cristiano. La verit=E0 della teologia = negativa =E8=20 stata posta in risalto dal IV Concilio Lateranense il quale ha = dichiarato=20 esplicitamente che, per quanto grande possa essere la somiglianza=20 costatata tra il Creatore e la creatura, sempre pi=F9 grande =E8 = tra di loro=20 la dissomiglianza[32]. Per il credente, tuttavia, la rinuncia = ad ogni=20 immagine non pu=F2 spingersi fino al punto da doversi fermare, = come=20 vorrebbero Horkheimer e Adorno, nel =AB no =BB ad ambedue le tesi, = al teismo e=20 all'ateismo. Dio stesso si =E8 dato un' =AB immagine =BB: nel = Cristo che si =E8=20 fatto uomo. In Lui, il Crocifisso, la negazione di immagini = sbagliate di=20 Dio =E8 portata all'estremo. Ora Dio rivela il suo Volto proprio = nella=20 figura del sofferente che condivide la condizione dell'uomo = abbandonato da=20 Dio, prendendola su di s=E9. Questo sofferente innocente =E8 = diventato=20 speranza-certezza: Dio c'=E8, e Dio sa creare la giustizia in un = modo che=20 noi non siamo capaci di concepire e che, tuttavia, nella fede = possiamo=20 intuire. S=EC, esiste la risurrezione della carne[33]. Esiste una giustizia[34]. Esiste la =AB revoca =BB della = sofferenza passata, la=20 riparazione che ristabilisce il diritto. Per questo la fede nel = Giudizio=20 finale =E8 innanzitutto e soprattutto speranza =96 quella = speranza, la cui=20 necessit=E0 si =E8 resa evidente proprio negli sconvolgimenti = degli ultimi=20 secoli. Io sono convinto che la questione della giustizia = costituisce=20 l'argomento essenziale, in ogni caso l'argomento pi=F9 forte, in = favore=20 della fede nella vita eterna. Il bisogno soltanto individuale di = un=20 appagamento che in questa vita ci =E8 negato, dell'immortalit=E0 = dell'amore=20 che attendiamo, =E8 certamente un motivo importante per credere = che l'uomo=20 sia fatto per l'eternit=E0; ma solo in collegamento con = l'impossibilit=E0 che=20 l'ingiustizia della storia sia l'ultima parola, diviene pienamente = convincente la necessit=E0 del ritorno di Cristo e della nuova = vita.

44. La protesta contro Dio in nome della giustizia = non=20 serve. Un mondo senza Dio =E8 un mondo senza speranza (cfr = Ef 2,12).=20 Solo Dio pu=F2 creare giustizia. E la fede ci d=E0 la certezza: = Egli lo fa.=20 L'immagine del Giudizio finale =E8 in primo luogo non un'immagine=20 terrificante, ma un'immagine di speranza; per noi forse = addirittura=20 l'immagine decisiva della speranza. Ma non =E8 forse anche = un'immagine di=20 spavento? Io direi: =E8 un'immagine che chiama in causa la = responsabilit=E0.=20 Un'immagine, quindi, di quello spavento di cui sant'Ilario dice = che ogni=20 nostra paura ha la sua collocazione nell'amore[35]. Dio =E8 giustizia e crea giustizia. =C8 = questa la=20 nostra consolazione e la nostra speranza. Ma nella sua giustizia = =E8 insieme=20 anche grazia. Questo lo sappiamo volgendo lo sguardo sul Cristo = crocifisso=20 e risorto. Ambedue =96 giustizia e grazia =96 devono essere viste = nel loro=20 giusto collegamento interiore. La grazia non esclude la giustizia. = Non=20 cambia il torto in diritto. Non =E8 una spugna che cancella tutto = cos=EC che=20 quanto s'=E8 fatto sulla terra finisca per avere sempre lo stesso = valore.=20 Contro un tale tipo di cielo e di grazia ha protestato a ragione, = per=20 esempio, Dosto=EBvskij nel suo romanzo =AB I fratelli = Karamazov =BB. I=20 malvagi alla fine, nel banchetto eterno, non siederanno = indistintamente a=20 tavola accanto alle vittime, come se nulla fosse stato. Vorrei a = questo=20 punto citare un testo di Platone che esprime un presentimento del = giusto=20 giudizio che in gran parte rimane vero e salutare anche per il = cristiano.=20 Pur con immagini mitologiche, che per=F2 rendono con evidenza = inequivocabile=20 la verit=E0, egli dice che alla fine le anime staranno nude = davanti al=20 giudice. Ora non conta pi=F9 ci=F2 che esse erano una volta nella = storia, ma=20 solo ci=F2 che sono in verit=E0. =AB Ora [il giudice] ha davanti a = s=E9 forse=20 l'anima di un [...] re o dominatore e non vede niente di sano in = essa. La=20 trova flagellata e piena di cicatrici provenienti da spergiuro ed=20 ingiustizia [...] e tutto =E8 storto, pieno di menzogna e = superbia, e niente=20 =E8 dritto, perch=E9 essa =E8 cresciuta senza verit=E0. Ed egli = vede come l'anima,=20 a causa di arbitrio, esuberanza, spavalderia e sconsideratezza = nell'agire,=20 =E8 caricata di smisuratezza ed infamia. Di fronte a un tale = spettacolo,=20 egli la manda subito nel carcere, dove subir=E0 le punizioni = meritate [...]=20 A volte, per=F2, egli vede davanti a s=E9 un'anima diversa, una = che ha fatto=20 una vita pia e sincera [...], se ne compiace e la manda senz'altro = alle=20 isole dei beati =BB[36]. Ges=F9, nella parabola del ricco epulone = e del=20 povero Lazzaro (cfr Lc 16,19-31), ha presentato a nostro=20 ammonimento l'immagine di una tale anima devastata dalla = spavalderia e=20 dall'opulenza, che ha creato essa stessa una fossa invalicabile = tra s=E9 e=20 il povero: la fossa della chiusura entro i piaceri materiali, la = fossa=20 della dimenticanza dell'altro, dell'incapacit=E0 di amare, che si = trasforma=20 ora in una sete ardente e ormai irrimediabile. Dobbiamo qui = rilevare che=20 Ges=F9 in questa parabola non parla del destino definitivo dopo il = Giudizio=20 universale, ma riprende una concezione che si trova, fra altre, = nel=20 giudaismo antico, quella cio=E8 di una condizione intermedia tra = morte e=20 risurrezione, uno stato in cui la sentenza ultima manca = ancora.

45. Questa idea vetero-giudaica della condizione = intermedia=20 include l'opinione che le anime non si trovano semplicemente in = una sorta=20 di custodia provvisoria, ma subiscono gi=E0 una punizione, come = dimostra la=20 parabola del ricco epulone, o invece godono gi=E0 di forme = provvisorie di=20 beatitudine. E infine non manca il pensiero che in questo stato = siano=20 possibili anche purificazioni e guarigioni, che rendono l'anima = matura per=20 la comunione con Dio. La Chiesa primitiva ha ripreso tali = concezioni,=20 dalle quali poi, nella Chiesa occidentale, si =E8 sviluppata man = mano la=20 dottrina del purgatorio. Non abbiamo bisogno di prendere qui in = esame le=20 vie storiche complicate di questo sviluppo; chiediamoci soltanto = di che=20 cosa realmente si tratti. Con la morte, la scelta di vita fatta = dall'uomo=20 diventa definitiva =96 questa sua vita sta davanti al Giudice. La = sua=20 scelta, che nel corso dell'intera vita ha preso forma, pu=F2 avere = caratteri=20 diversi. Possono esserci persone che hanno distrutto totalmente in = se=20 stesse il desiderio della verit=E0 e la disponibilit=E0 all'amore. = Persone in=20 cui tutto =E8 diventato menzogna; persone che hanno vissuto per = l'odio e=20 hanno calpestato in se stesse l'amore. =C8 questa una prospettiva = terribile,=20 ma alcune figure della stessa nostra storia lasciano discernere in = modo=20 spaventoso profili di tal genere. In simili individui non ci = sarebbe pi=F9=20 niente di rimediabile e la distruzione del bene sarebbe = irrevocabile: =E8=20 questo che si indica con la parola inferno[37]. Dall'altra parte possono esserci persone = purissime, che si sono lasciate interamente penetrare da Dio e di=20 conseguenza sono totalmente aperte al prossimo =96 persone, delle = quali la=20 comunione con Dio orienta gi=E0 fin d'ora l'intero essere e il cui = andare=20 verso Dio conduce solo a compimento ci=F2 che ormai sono[38].

46. Secondo le nostre esperienze, tuttavia, n=E9 = l'uno n=E9=20 l'altro =E8 il caso normale dell'esistenza umana. Nella gran parte = degli=20 uomini =96 cos=EC possiamo supporre =96 rimane presente nel pi=F9 = profondo della=20 loro essenza un'ultima apertura interiore per la verit=E0, per = l'amore, per=20 Dio. Nelle concrete scelte di vita, per=F2, essa =E8 ricoperta da = sempre nuovi=20 compromessi col male =96 molta sporcizia copre la purezza, di cui, = tuttavia,=20 =E8 rimasta la sete e che, ciononostante, riemerge sempre di nuovo = da tutta=20 la bassezza e rimane presente nell'anima. Che cosa avviene di = simili=20 individui quando compaiono davanti al Giudice? Tutte le cose = sporche che=20 hanno accumulate nella loro vita diverranno forse di colpo = irrilevanti? O=20 che cosa d'altro accadr=E0? San Paolo, nella Prima Lettera ai=20 Corinzi, ci d=E0 un'idea del differente impatto del giudizio = di Dio=20 sull'uomo a seconda delle sue condizioni. Lo fa con immagini che = vogliono=20 in qualche modo esprimere l'invisibile, senza che noi possiamo = trasformare=20 queste immagini in concetti =96 semplicemente perch=E9 non = possiamo gettare lo=20 sguardo nel mondo al di l=E0 della morte n=E9 abbiamo alcuna = esperienza di=20 esso. Paolo dice dell'esistenza cristiana innanzitutto che essa = =E8=20 costruita su un fondamento comune: Ges=F9 Cristo. Questo = fondamento resiste.=20 Se siamo rimasti saldi su questo fondamento e abbiamo costruito su = di esso=20 la nostra vita, sappiamo che questo fondamento non ci pu=F2 pi=F9 = essere=20 sottratto neppure nella morte. Poi Paolo continua: =AB Se, sopra = questo=20 fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, = legno, fieno,=20 paglia, l'opera di ciascuno sar=E0 ben visibile: la far=E0 = conoscere quel=20 giorno che si manifester=E0 col fuoco, e il fuoco prover=E0 la = qualit=E0=20 dell'opera di ciascuno. Se l'opera che uno costru=EC sul = fondamento=20 resister=E0, costui ne ricever=E0 una ricompensa; ma se l'opera = finir=E0=20 bruciata, sar=E0 punito: tuttavia egli si salver=E0, per=F2 come = attraverso il=20 fuoco =BB (3,12-15). In questo testo, in ogni caso, diventa = evidente che il=20 salvamento degli uomini pu=F2 avere forme diverse; che alcune cose = edificate=20 possono bruciare fino in fondo; che per salvarsi bisogna = attraversare in=20 prima persona il =AB fuoco =BB per diventare definitivamente = capaci di Dio e=20 poter prendere posto alla tavola dell'eterno banchetto = nuziale.

47. Alcuni teologi recenti sono dell'avviso che il = fuoco che=20 brucia e insieme salva sia Cristo stesso, il Giudice e Salvatore.=20 L'incontro con Lui =E8 l'atto decisivo del Giudizio. Davanti al = suo sguardo=20 si fonde ogni falsit=E0. =C8 l'incontro con Lui che, bruciandoci, = ci trasforma=20 e ci libera per farci diventare veramente noi stessi. Le cose = edificate=20 durante la vita possono allora rivelarsi paglia secca, vuota = millanteria e=20 crollare. Ma nel dolore di questo incontro, in cui l'impuro ed il = malsano=20 del nostro essere si rendono a noi evidenti, sta la salvezza. Il = suo=20 sguardo, il tocco del suo cuore ci risana mediante una = trasformazione=20 certamente dolorosa =AB come attraverso il fuoco =BB. =C8, = tuttavia, un dolore=20 beato, in cui il potere santo del suo amore ci penetra come = fiamma,=20 consentendoci alla fine di essere totalmente noi stessi e con = ci=F2=20 totalmente di Dio. Cos=EC si rende evidente anche la = compenetrazione di=20 giustizia e grazia: il nostro modo di vivere non =E8 irrilevante, = ma la=20 nostra sporcizia non ci macchia eternamente, se almeno siamo = rimasti=20 protesi verso Cristo, verso la verit=E0 e verso l'amore. In fin = dei conti,=20 questa sporcizia =E8 gi=E0 stata bruciata nella Passione di = Cristo. Nel=20 momento del Giudizio sperimentiamo ed accogliamo questo prevalere = del suo=20 amore su tutto il male nel mondo ed in noi. Il dolore dell'amore = diventa=20 la nostra salvezza e la nostra gioia. =C8 chiaro che la =AB durata = =BB di questo=20 bruciare che trasforma non la possiamo calcolare con le misure=20 cronometriche di questo mondo. Il =AB momento =BB trasformatore di = questo=20 incontro sfugge al cronometraggio terreno =96 =E8 tempo del cuore, = tempo del =AB=20 passaggio =BB alla comunione con Dio nel Corpo di Cristo[39]. Il Giudizio di Dio =E8 speranza sia = perch=E9 =E8=20 giustizia, sia perch=E9 =E8 grazia. Se fosse soltanto grazia che = rende=20 irrilevante tutto ci=F2 che =E8 terreno, Dio resterebbe a noi = debitore della=20 risposta alla domanda circa la giustizia =96 domanda per noi = decisiva=20 davanti alla storia e a Dio stesso. Se fosse pura giustizia, = potrebbe=20 essere alla fine per tutti noi solo motivo di paura. = L'incarnazione di Dio=20 in Cristo ha collegato talmente l'uno con l'altra =96 giudizio e = grazia =96=20 che la giustizia viene stabilita con fermezza: tutti noi = attendiamo alla=20 nostra salvezza =AB con timore e tremore =BB (Fil 2,12). = Ciononostante=20 la grazia consente a noi tutti di sperare e di andare pieni di = fiducia=20 incontro al Giudice che conosciamo come nostro =AB avvocato = =BB,=20 parakletos (cfr 1 Gv 2,1).

48. Un motivo ancora deve essere qui menzionato, = perch=E9 =E8=20 importante per la prassi della speranza cristiana. Nell'antico = giudaismo=20 esiste pure il pensiero che si possa venire in aiuto ai defunti = nella loro=20 condizione intermedia per mezzo della preghiera (cfr per esempio = 2=20 Mac 12,38-45: I secolo a.C.). La prassi corrispondente =E8 = stata=20 adottata dai cristiani con molta naturalezza ed =E8 comune alla = Chiesa=20 orientale ed occidentale. L'Oriente non conosce una sofferenza=20 purificatrice ed espiatrice delle anime nell'=AB aldil=E0 =BB, ma = conosce, s=EC,=20 diversi gradi di beatitudine o anche di sofferenza nella = condizione=20 intermedia. Alle anime dei defunti, tuttavia, pu=F2 essere dato = =AB ristoro e=20 refrigerio =BB mediante l'Eucaristia, la preghiera e l'elemosina. = Che=20 l'amore possa giungere fin nell'aldil=E0, che sia possibile un = vicendevole=20 dare e ricevere, nel quale rimaniamo legati gli uni agli altri con = vincoli=20 di affetto oltre il confine della morte =96 questa =E8 stata una = convinzione=20 fondamentale della cristianit=E0 attraverso tutti i secoli e resta = anche=20 oggi una confortante esperienza. Chi non proverebbe il bisogno di = far=20 giungere ai propri cari gi=E0 partiti per l'aldil=E0 un segno di = bont=E0, di=20 gratitudine o anche di richiesta di perdono? Ora ci si potrebbe = domandare=20 ulteriormente: se il =AB purgatorio =BB =E8 semplicemente l'essere = purificati=20 mediante il fuoco nell'incontro con il Signore, Giudice e = Salvatore, come=20 pu=F2 allora intervenire una terza persona, anche se = particolarmente vicina=20 all'altra? Quando poniamo una simile domanda, dovremmo renderci = conto che=20 nessun uomo =E8 una monade chiusa in se stessa. Le nostre = esistenze sono in=20 profonda comunione tra loro, mediante molteplici interazioni sono=20 concatenate una con l'altra. Nessuno vive da solo. Nessuno pecca = da solo.=20 Nessuno viene salvato da solo. Continuamente entra nella mia vita = quella=20 degli altri: in ci=F2 che penso, dico, faccio, opero. E viceversa, = la mia=20 vita entra in quella degli altri: nel male come nel bene. Cos=EC = la mia=20 intercessione per l'altro non =E8 affatto una cosa a lui estranea, = una cosa=20 esterna, neppure dopo la morte. Nell'intreccio dell'essere, il mio = ringraziamento a lui, la mia preghiera per lui pu=F2 significare = una piccola=20 tappa della sua purificazione. E con ci=F2 non c'=E8 bisogno di = convertire il=20 tempo terreno nel tempo di Dio: nella comunione delle anime viene = superato=20 il semplice tempo terreno. Non =E8 mai troppo tardi per toccare il = cuore=20 dell'altro n=E9 =E8 mai inutile. Cos=EC si chiarisce ulteriormente = un elemento=20 importante del concetto cristiano di speranza. La nostra speranza = =E8 sempre=20 essenzialmente anche speranza per gli altri; solo cos=EC essa =E8 = veramente=20 speranza anche per me[40]. Da cristiani non dovremmo mai domandarci = solamente: come posso salvare me stesso? Dovremmo domandarci = anche: che=20 cosa posso fare perch=E9 altri vengano salvati e sorga anche per = altri la=20 stella della speranza? Allora avr=F2 fatto il massimo anche per la = mia=20 salvezza personale.

Maria, stella della speranza

49. Con un inno dell'VIII/IX secolo, quindi da = pi=F9 di mille=20 anni, la Chiesa saluta Maria, la Madre di Dio, come =AB stella del = mare =BB:=20 Ave maris stella. La vita umana =E8 un cammino. Verso quale = meta?=20 Come ne troviamo la strada? La vita =E8 come un viaggio sul mare = della=20 storia, spesso oscuro ed in burrasca, un viaggio nel quale = scrutiamo gli=20 astri che ci indicano la rotta. Le vere stelle della nostra vita = sono le=20 persone che hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di = speranza.=20 Certo, Ges=F9 Cristo =E8 la luce per antonomasia, il sole sorto = sopra tutte le=20 tenebre della storia. Ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno = anche di=20 luci vicine =96 di persone che donano luce traendola dalla sua = luce ed=20 offrono cos=EC orientamento per la nostra traversata. E quale = persona=20 potrebbe pi=F9 di Maria essere per noi stella di speranza =96 lei = che con il=20 suo =AB s=EC =BB apr=EC a Dio stesso la porta del nostro mondo; = lei che divent=F2 la=20 vivente Arca dell'Alleanza, in cui Dio si fece carne, divenne uno = di noi,=20 piant=F2 la sua tenda in mezzo a noi (cfr Gv 1,14)?

50. A lei perci=F2 ci rivolgiamo: Santa Maria, tu = appartenevi=20 a quelle anime umili e grandi in Israele che, come Simeone, = aspettavano =AB=20 il conforto d'Israele =BB (Lc 2,25) e attendevano, come = Anna, =AB la=20 redenzione di Gerusalemme =BB (Lc 2,38). Tu vivevi in = intimo contatto=20 con le Sacre Scritture di Israele, che parlavano della speranza = =96 della=20 promessa fatta ad Abramo ed alla sua discendenza (cfr Lc = 1,55).=20 Cos=EC comprendiamo il santo timore che ti assal=EC, quando = l'angelo del=20 Signore entr=F2 nella tua camera e ti disse che tu avresti dato = alla luce=20 Colui che era la speranza di Israele e l'attesa del mondo. Per = mezzo tuo,=20 attraverso il tuo =AB s=EC =BB, la speranza dei millenni doveva = diventare=20 realt=E0, entrare in questo mondo e nella sua storia. Tu ti sei = inchinata=20 davanti alla grandezza di questo compito e hai detto =AB s=EC =BB: = =AB Eccomi,=20 sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto =BB = (Lc=20 1,38). Quando piena di santa gioia attraversasti in fretta i monti = della=20 Giudea per raggiungere la tua parente Elisabetta, diventasti = l'immagine=20 della futura Chiesa che, nel suo seno, porta la speranza del mondo = attraverso i monti della storia. Ma accanto alla gioia che, nel = tuo=20 Magnificat, con le parole e col canto hai diffuso nei = secoli,=20 conoscevi pure le affermazioni oscure dei profeti sulla sofferenza = del=20 servo di Dio in questo mondo. Sulla nascita nella stalla di = Betlemme=20 brill=F2 lo splendore degli angeli che portavano la buona novella = ai=20 pastori, ma al tempo stesso la povert=E0 di Dio in questo mondo fu = fin=20 troppo sperimentabile. Il vecchio Simeone ti parl=F2 della spada = che avrebbe=20 trafitto il tuo cuore (cfr Lc 2,35), del segno di = contraddizione=20 che il tuo Figlio sarebbe stato in questo mondo. Quando poi = cominci=F2=20 l'attivit=E0 pubblica di Ges=F9, dovesti farti da parte, = affinch=E9 potesse=20 crescere la nuova famiglia, per la cui costituzione Egli era = venuto e che=20 avrebbe dovuto svilupparsi con l'apporto di coloro che avrebbero = ascoltato=20 e osservato la sua parola (cfr Lc 11,27s). Nonostante tutta = la=20 grandezza e la gioia del primo avvio dell'attivit=E0 di Ges=F9 tu, = gi=E0 nella=20 sinagoga di Nazaret, dovesti sperimentare la verit=E0 della parola = sul =AB=20 segno di contraddizione =BB (cfr Lc 4,28ss). Cos=EC hai = visto il=20 crescente potere dell'ostilit=E0 e del rifiuto che = progressivamente andava=20 affermandosi intorno a Ges=F9 fino all'ora della croce, in cui = dovesti=20 vedere il Salvatore del mondo, l'erede di Davide, il Figlio di Dio = morire=20 come un fallito, esposto allo scherno, tra i delinquenti. = Accogliesti=20 allora la parola: =AB Donna, ecco il tuo figlio! =BB (Gv = 19,26). Dalla=20 croce ricevesti una nuova missione. A partire dalla croce = diventasti madre=20 in una maniera nuova: madre di tutti coloro che vogliono credere = nel tuo=20 Figlio Ges=F9 e seguirlo. La spada del dolore trafisse il tuo = cuore. Era=20 morta la speranza? Il mondo era rimasto definitivamente senza = luce, la=20 vita senza meta? In quell'ora, probabilmente, nel tuo intimo avrai = ascoltato nuovamente la parola dell'angelo, con cui aveva risposto = al tuo=20 timore nel momento dell'annunciazione: =AB Non temere, Maria! =BB = (Lc=20 1,30). Quante volte il Signore, il tuo Figlio, aveva detto la = stessa cosa=20 ai suoi discepoli: Non temete! Nella notte del Golgota, tu = sentisti=20 nuovamente questa parola. Ai suoi discepoli, prima dell'ora del=20 tradimento, Egli aveva detto: =AB Abbiate coraggio! Io ho vinto il = mondo =BB=20 (Gv 16,33). =AB Non sia turbato il vostro cuore e non abbia = timore =BB=20 (Gv 14,27). =AB Non temere, Maria! =BB Nell'ora di Nazaret = l'angelo ti=20 aveva detto anche: =AB Il suo regno non avr=E0 fine =BB (Lc = 1,33). Era=20 forse finito prima di cominciare? No, presso la croce, in base = alla parola=20 stessa di Ges=F9, tu eri diventata madre dei credenti. In questa = fede, che=20 anche nel buio del Sabato Santo era certezza della speranza, sei = andata=20 incontro al mattino di Pasqua. La gioia della risurrezione ha = toccato il=20 tuo cuore e ti ha unito in modo nuovo ai discepoli, destinati a = diventare=20 famiglia di Ges=F9 mediante la fede. Cos=EC tu fosti in mezzo alla = comunit=E0=20 dei credenti, che nei giorni dopo l'Ascensione pregavano = unanimemente per=20 il dono dello Spirito Santo (cfr At 1,14) e lo ricevettero = nel=20 giorno di Pentecoste. Il =AB regno =BB di Ges=F9 era diverso da = come gli uomini=20 avevano potuto immaginarlo. Questo =AB regno =BB iniziava in = quell'ora e non=20 avrebbe avuto mai fine. Cos=EC tu rimani in mezzo ai discepoli = come la loro=20 Madre, come Madre della speranza. Santa Maria, Madre di Dio, Madre = nostra,=20 insegnaci a credere, sperare ed amare con te. Indicaci la via = verso il suo=20 regno! Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro = cammino!

Dato a Roma, presso San Pietro, il 30 novembre, = festa di=20 Sant'Andrea Apostolo, dell'anno 2007, terzo di = Pontificato.

BENEDICTUS PP. XVI


[1] Corpus Inscriptionum Latinarum, vol. = VI, n.=20 26003.

[2] Cfr Poemi dogmatici, V, 53-64: = PG 37,=20 428-429.

[3] Cfr Catechismo = della=20 Chiesa Cattolica, nn.=20 1817-1821.

[4] Summa Theologiae, II-IIae, = q. 4, a.=20 1.

[5] H. K=F6ster: ThWNT, VIII (1969) = 585.

[6] De excessu fratris sui Satyri, II, 47: = CSEL=20 73, 274.

[7] Ibid, II, 46: CSEL 73, 273.

[8] Cfr Ep. 130 Ad Probam 14, 25-15, 28: = CSEL=20 44, 68-73.

[9] Cfr Catechismo = della=20 Chiesa Cattolica, n. 1025.

[10] Jean Giono, Les vraies richesses, = Paris=20 1936, Pr=E9face in: Henri de Lubac, Catholicisme. = Aspects=20 sociaux du dogme, Paris 1983, VII.

[11] Ep. 130 Ad Probam 13, 24: CSEL = 44,=20 67.

[12] Sententiae III, 118: CCL 6/2, = 215.

[13] Cfr ibid. III, 71: CCL 6/2,=20 107-108.

[14] Novum Organum I, 117.

[15] Cfr. ibid. I, 129.

[16] Cfr New Atlantis.

[17] In: Werke IV, a cura di W. = Weischedel (1956),=20 777. Le pagine sulla Vittoria del principio buono = costituiscono,=20 come =E8 noto, il terzo capitolo dello scritto Die Religion = innerhalb der=20 Grenzen der blo=DFen Vernunft (La religione entro i limiti = della sola=20 ragione), pubblicato da Kant nel 1793.

[18] I. Kant, Das Ende aller Dinge, = in:=20 Werke VI, a cura di W. Weischedel (1964), 190.

[19] Capitoli sulla carit=E0, Centuria 1, = cap. 1:=20 PG 90, 965.

[20] Cfr ibid.: PG 90, = 962-966.

[21] Conf. X 43, 70: CSEL 33, = 279.

[22] Sermo 340, 3: PL 38, 1484; = cfr F. Van=20 der Meer, Augustinus der Seelsorger, (1951), 318.

[23] Sermo 339, 4: PL 38, = 1481.

[24] Conf. X, 43, 69: CSEL 33, = 279.

[25] Cfr Catechismo = della=20 Chiesa Cattolica, n. 2657.

[26] Cfr In 1 Joannis 4, 6: PL 35, = 2008s.

[27] Testimoni della speranza, Citt=E0 = Nuova 2000,=20 156s.

[28] Breviario Romano, Ufficio delle Letture, 24 = novembre.

[29] Sermones in Cant., = Serm. 26,5: PL=20 183, 906.

[30] Negative Dialektik (1966) Terza = parte, III,=20 11, in: Gesammelte Schriften Bd. VI, Frankfurt/Main 1973, 395.

[31] Ibid., Seconda parte, 207.

[32] DS 806.

[33] Cfr Catechismo della Chiesa = Cattolica, nn. 988-1004.

[34] Cfr ibid., n. = 1040.

[35] Cfr Tractatus super Psalmos, = Ps. 127,=20 1-3: CSEL 22, 628- 630.

[36] Gorgia 525a-526c.

[37] Cfr Catechismo = della=20 Chiesa Cattolica, nn.=20 1033-1037.

[38] Cfr ibid., nn.=20 1023-1029.

[39] Cfr Catechismo = della=20 Chiesa Cattolica, nn.=20 1030-1032.

[40] Cfr Catechismo = della=20 Chiesa Cattolica, n. 1032.

 

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